Lunedì 30 Marzo 2009

Il Bucintoro torna al suo splendore
e lo fa made in Bergamo

«La nave d’oro», il famoso Bucintoro del Doge tornerà ai suoi massimi splendori. L’affascinante progetto di recuperare questa reggia galleggiante non è più soltanto nella mente dei promotori veneziani e nelle carte depositate al Registro navale Italiano quasi sei anni fa, ma sta per concretizzarsi con l'intervento del Comitato Geradadda della Fondazione Bucintoro.

Sono state infatti raccolte le adesioni di enti e aziende della nostra terra che attraverso fondi e soprattutto opere contribuiranno in maniera decisiva a rimettere in mare la galea dogale, probabilmente nella primavera 2010, con un costo complessivo che potrebbe superare i 15 milioni di euro. «Il Bucintoro – sottolinea Vasco Grasselli, presidente del Comitato - era la speciale imbarcazione di rappresentanza usata dai Dogi nelle massime solennità della Repubblica Veneta, in special modo nella cosiddetta “Festa della Sensa” (Ascensione) nella quale il Doge sposava il mare, gettando nell’Adriatico un anello d’oro. Una vera e propria reggia galleggiante».

Numerosi furono i Bucintoro realizzati nella secolare storia della Repubblica di Venezia: la vita media di ogni imbarcazione non superava i 100 anni. Il più imponente e prestigioso fu quello varato nel 1729, lo stesso che fu bruciato da Napoleone dopo l’editto di Campoformio e definitivamente affondato nel 1824. Dell’ultimo Bucintoro rimangono oggi solo presunti frammenti nel museo Correr di Venezia e un pezzo d’asta di bandiera al Museo Storico Navale dell’Arsenale.

La sfida della ricostruzione poggia su ricerche d’archivio, numerose tele del Canaletto e del Guardi che ritraggono la reale galea sul Canal Grande e soprattutto un modello rigoroso realizzato in legno in scala 1:10 proprio in coincidenza con l’affondamento definitivo e conservato al Museo Storico Navale di Venezia. «Nell’autunno 2007 l’adesione entusiasta del presidente Valerio Bettoni e della Provincia di Bergamo – aggiunge Grasselli – ha decisamente allargato l’orizzonte del nostro lavoro, che ha finito per investire la pianura e le valli, unite dalla maestria di ineguagliati artigiani e dall’alta specializzazione tecnica di numerose industrie».

E si tratterà di una vera e propria impresa, con la necessità di coniugare il rigore della ricostruzione storica con le prescrizioni di sicurezza di un’imbarcazione che comunque presenta aspetti dimensionali da «grandi numeri»: 34,80 metri di lunghezza, larga 7,30 di larghezza per una portata totale di 35,72 tonnellate. Quarantadue i remi al tempo mossi da 168 rematori, cui si aggiungevano 40 marinai e 201 dignitari. E proprio nei remi si fondono alcune eccellenze orobiche, realizzati dalla Persico di Nembro, l’azienda che vanta anche la realizzazione della struttura di Luna Rossa.

Non di minor pregio l’impegno di Michele Nicoli, giovane intagliatore di Leffe, che ha scolpito le statue forse più significative fra le oltre 500 necessarie per l’intera decorazione dello scafo: le sfingi di prua, adiacenti gli ingressi della nave del Doge mentre per i pavimenti della nave ci metteranno lo zampino gli artisti del legno della Geradadda.

fa.tinaglia

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