Mercoledì 08 Settembre 2004

Il messaggio del vescovo al mondo della Scuola

In concomitanza con l’avvio dell’anno scolastico, il vescovo di Bergamo, mons. Roberto Amadei ha rivolto agli studenti, ai docenti e al mondo della scuola un messaggio che vuole essere soprattutto una riflessione sul senso dell’educare, dell’insegnare e dell’apprendere, con il cuore rivolto anche a coloro che nella scuola, invece dei docenti, hanno trovato terroristi pronti a uccidere grandi e piccoli, come è accaduto in Ossezia, e come accade per altri versi, in diverse parti del mondo. Ecco il testo del messaggio del vescovo.«Quest’anno l’inizio dell’anno scolastico è segnato dalla profonda sofferenza per l’inaudita malvagità che a Beslan ha causato sofferenza e morte a molti alunni che, con insegnanti e familiari, inauguravano festosamente un nuovo anno scolastico.

Con intensa partecipazione e sgomento ricordiamo i morti affidandoli al Signore della vita perché doni loro la pienezza di gioia e amore negata loro dalla crudeltà umana. Preghiamo per i feriti nel corpo e negli affetti perché il Signore dia loro conforto e la forza di continuare a sperare in un futuro di pace. Questa terribile vicenda, insieme a molte altre che continuano a seminare povertà, dolore e morte in molte parti del mondo, interpella la coscienza di tutti ricordando il dovere di dare il proprio contributo perché nella società e nell’intera umanità cresca la pace autentica fondata sulla giustizia, sulla solidarietà e sul perdono. Però costruttori di pace non si nasce ma ci si costruisce quotidianamente. E la scuola può dare un aiuto importante alla costruzione di un personale progetto di vita orientato all’edificazione della pace nella propria società e nell’intera famiglia umana.

Con l’apprendimento e con l’esperienza quotidiana può educare ad operare coerentemente con i valori scelti come scopo della vita, quali il gusto del vero, del giusto, del bello; la gratuità e la sobrietà per condividere, il dialogo costruttivo e sincero, l’accoglienza di ogni altro, il rispetto della inviolabile dignità di tutti gli uomini e la conseguente accettazione delle differenze, vivendole non come motivi di lotta ma in convivenza pacifica. Educare ad un pensiero autonomo e critico per resistere all’invadenza della comunicazione massmediale, alla cultura del conformismo e dell’indifferenza, alla ricerca esasperata del benessere senza preoccuparsi del bene. Soltanto così si ha il coraggio di andare controcorrente e la capacità di discernere come realizzare i valori nelle diverse situazioni evitando i facili slogan e le scorciatoie inconcludenti. Si è sempre guidati dalla passione per la città degli uomini; ci si sente responsabili degli effetti presenti e futuri delle proprie azioni, e corresponsabili di tutto quanto avviene nel mondo. Perciò ci si lascia ferire da ogni situazione di ingiustizia, di povertà, di disuguaglianza, di violenza; e la ferita impone scelte personali per contribuire a migliorare le condizioni. Non c’è l’abitudine al male, si supera lo scoraggiamento e si continua a lavorare con tenacia e speranza, per il bene di tutti. Ovviamente per questa formazione non basta la scuola, però essa può dare un contributo prezioso. Soprattutto se mette al centro di tutto "la crescita e lo sviluppo di tutte le dimensioni della persona e delle sue relazioni e responsabilità civili, nell’esercizio della libertà". E se collabora con tutte le agenzie educative, in particolare con la famiglia.

Rinnovo la mia gratitudine a coloro che nella scuola, con amore e intelligenza, si dedicano al servizio delle nuove generazioni. A voi studenti l’augurio di collaborare con la scuola perché vi sostenga nella fatica necessaria per divenire responsabili del dono della vostra vita e di quella di ogni altro, seminatori di speranza e di pace sempre impegnati a migliorare l’umanità in voi e nella società. Soltanto così non sprecherete l’anno scolastico e l’esistenza».

(08/09/2004)

g.francinetti

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