Venerdì 08 Novembre 2013

Il racconto del fratello di Claudio:

sono volati fuori, morti sul colpo

Umberto Pavesi

«Quando le sbarre si sono alzate, ricordo di essermi chiesto che senso avesse: eravamo lì fermi da circa cinque minuti e non era passato nessun treno. Erano le 9,50. Anche dalla parte opposta del passaggio a livello c’erano due o tre auto in attesa. Io dopo un po’ avevo spento il motore, mentre davanti alla mia auto, sia l’ambulanza su cui c’erano papà e Claudio, sia mia cognata Iva che era scesa da Bracca con suo marito, avevano tenuto acceso. Quindi, il tempo di dare gas, ed entrambi i veicoli pian piano ripartono. Io faccio a tempo a girare la chiave e a mettere in moto. Passano 10 secondi e sento il fischio del treno. E un botto assordante».

Gianluca Pavesi, 48 anni, papà di due bambini e tecnico all’Ibm di Sagrate, ieri mattina con il fratello Claudio e la moglie di lui era andato a prendere papà Umberto alla Fondazione Rota di Almenno San Salvatore.

«Quando ho realizzato cos’era stato quel botto, ho pensato che magari il treno avesse preso di striscio l’ambulanza, non so, che l’avesse spinta oltre i binari dall’altra parte, anche perché io non la vedevo più. Poi sento le urla di Iva, che era poco dietro l’ambulanza. Siamo scesi dalle auto e abbiamo visto. Loro erano volati fuori. Morti sul colpo».

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