Il «sistema» Rizzi nacque nel 2010 con il progetto «Dentiere ai poveri»

Il «sistema» Rizzi nacque nel 2010
con il progetto «Dentiere ai poveri»

Un progetto di «odontoiatria sociale» da quaranta milioni di euro finanziati dalla Regione nell’arco di tre anni per realizzare una catena di piccole strutture dentistiche, esterne ma vicine agli ospedali, con l’obiettivo di «applicare le dentiere ai poveri», evitando loro le interminabili liste d’attesa degli ospedali pubblici.

È quanto sottoposero, alla fine del 2010, Fabio Rizzi (allora vicepresidente della commissione Sanità in Senato, che era presieduta dal futuro sindaco di Roma Ignazio Marino), Mario Valentino Longo (dentista e portaborse di Rizzi) e l’allora console della Costa d’Avorio Fabrizio Iseni (poi indagato per frode fiscale dalla Procura di Busto Arsizio) all’attenzione dell’allora direttore vicario dell’assessorato regionale alla Famiglia e solidarietà sociale, incarico allora svolto da Caterina Perazzo, tra l’altro ligure di nascita ma bergamasca d’adozione, e che si occupava anche di progetti sperimentali (e oggi capoufficio legale dell’Agenzia regionale dell’ambiente). I tre ricevettero un no come risposta, con l’invito a rivolgersi altrove, in particolare alle aziende ospedaliere del territorio, già destinatarie dei vari finanziamenti regionali.

Fabio Rizzi

Fabio Rizzi

Un suggerimento che i promotori seguirono e che segnò la loro fortuna - si fa per dire -, visto che ottennero - lo dice la recente inchiesta - finanziamenti di gran lunga più corposi rispetto ai dieci milioni (che poi sarebbero diventati 40 in tre anni, almeno nelle loro intenzioni) chiesti nel 2010 nell’ufficio diciamo «sbagliato».

Quel progetto - che venne comunque protocollato dalla Regione e dunque tecnicamente «istruito», anche se non andò in porto, prima dalla Perazzo e poi da Rosella Petrali, che prese il suo posto - è stato ora acquisito dalla Procura di Monza nell’ambito dell’inchiesta sulle tangenti nella sanità lombarda che ha portato, settimana scorsa, a 16 arresti (tra cui Rizzi, Longo e l’imprenditrice Maria Paola Canegrati, detta «Lady Dentiera»): perché tutta la vicenda sarebbe iniziata proprio all’epoca.


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