In pensione a 67 anni Aumentano le esenzioni

In pensione a 67 anni
Aumentano le esenzioni

Il Governo Gentiloni studia quali categorie escludere dall’innalzamento dell’età, ma l’intesa con i sindacati è tutta da costruire.

L’accordo con i sindacati è ancora tutto da costruire, e non è affatto scontato, ma la scelta del governo di insediare un tavolo di confronto registra un primo risultato, quello di una tregua con il Pd, suo principale «azionista». Mentre il segretario della Cgil Susanna Camusso chiarisce che «l’accordo è ancora lontano» e che andrà prima verificata la reale volontà dell’esecutivo di mettere mano anche al meccanismo che fa scattare gli adeguamenti dell’età pensionabile all’aspettativa di vita, Gentiloni, che si è fatto carico in prima persona del dossier, incassa infatti l’apprezzamento dei dem che appena la scorsa settimana avevano invece chiesto a gran voce un rinvio.

Nei commenti del giorno dopo infatti il Pd non parla più di far slittare di sei mesi la decisione sull’aumento dell’età a 67 anni dal 2019 – strada benedetta la scorsa settimana dal segretario Matteo Renzi e subito tradotta in emendamenti al decreto fiscale – e anzi, si spinge a sottolineare, come fa il ministro Maurizio Martina, che il principio dell’adeguamento automatico «va certamente salvaguardato». Martina, che parla a nome della segreteria, plaude all’apertura del tavolo per distinguere «tra le mansioni» che «non sono tutte uguali». Di dialogo «positivo» parla anche il coordinatore della segreteria del Pd, Lorenzo Guerini, ribadendo che «alle giuste esigenze di equilibrio di bilancio occorre affiancare le giuste esigenze di chi svolge gravose e usuranti mansioni lavorative» e garantendo che il partito lavorerà «con impegno» per «favorire un esito positivo».

Certo, il confronto con i sindacati si preannuncia in salita, visto che già ci sono stati problemi sull’ordine del giorno: la convocazione ufficiale del tavolo tecnico per lunedì prossimo, secondo i sindacati, era troppo «minimalista» e non rispondeva agli accordi presi l’altro ieri tra i leader e il governo. Sul tavolo, come concordato, ci dovrà essere non solo l’esenzione per alcune categorie oltre i lavoratori usuranti (già esclusi dallo scatto automatico fino al 2026 con l’ultima manovra) ma anche la revisione del meccanismo che aggancia aspettativa di vita a uscita dal lavoro.

Le ipotesi che il governo sta esplorando su entrambi i temi sono diverse, di certo «la platea» degli esenti «sarà ampliata», come ha assicurato il vice ministro Enrico Morando, spiegando che si interverrà in legge di Bilancio, e non già la prossima settimana con il decreto fiscale, e che se non ci dovesse essere accordo con le parti sociali l’esecutivo andrà comunque avanti con una iniziativa autonoma. La linea del governo, infatti, a questo punto è tracciata ed è quella di cercare fino all’ultimo una mediazione per trovare un punto di equilibrio che consenta di attenuare gli effetti dello scatto automatico senza compromettere la tenuta complessiva del sistema.


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