Venerdì 29 Aprile 2005

Interporto, scatta l’ora degli espropri

Gli espropri sono pronti, l’interporto a Montello si farà. Un messaggio lapidario che sgombra 23 anni di dubbi. Dovrà ricredersi chi pensava che «il centro di interscambio delle merci tra gomma e rotaia» - come veniva definito nell’82 - fosse uno dei numerosi grandi progetti ormai finito a prendere la polvere in qualche cassetto.

La conferma è giunta dai vertici della Sibem, la società che dovrà realizzare l’interporto in un’area di 300 mila metri quadrati compresa tra i territori di Montello, Albano Sant’Alessandro e San Paolo d’Argon. In sostanza la Regione (che già nel 1999 parlava di opera «necessaria e urgente») ha riconosciuto il valore di pubblica utilità del progetto e quindi la facoltà di procedere anche attraverso gli espropri in caso di mancato accordo con i proprietari dei terreni. Un colpo d’acceleratore non indifferente per un’opera che ha sofferto incertezze e opposizioni fin dai primi passi sulla carta. Ricordiamo le forti critiche dei Comuni che hanno chiesto garanzie e modifiche tali da far ridisegnare il progetto. E poi le perplessità e gli scontri sul fronte politico, che si traducevano in sentenze del Tar e continui stop.

In questa lunga vicenda i colpi di scena davvero non sono mancati: nel ’98 un referendum ad Albano vide manifestarsi uno schiacciante «no» all’interporto (2.458 contrari su 3.668 votanti). Nell’agosto del 2001 il sindaco di Montello, Celestino Bianchi, si fece avanti e chiese la presidenza della Sibem per sbloccare l’impasse che frenava lo sviluppo del territorio. Poi nel 2002 una sentenza del Tar ha definito agricolo un tratto di terreno dove dovevano passare i binari necessari al collegamento per l’interporto. E nel novembre dello stesso anno il ministro dei Trasporti Pietro Lunardi stava per dirottare 14 milioni di euro destinati a Montello su altre opere visto che da anni erano inutilizzati. Insomma una serie di tegole che il progetto interporto ha incassato senza però restarne seppellito. Ora il guizzo della Sibem sugli espropri ha tutta l’aria di uno sprint verso la meta.

L’ultimo capitolo della travagliata vicenda infatti riguarda la proprietà delle aree destinate all’interporto. La Sibem ha cercato di acquisirle in più occasioni, ma senza successo. Nell’ottobre scorso però c’era stata una schiarita: Roberto Sancinelli, titolare della Montello spa, azienda di servizi ambientali, e proprietario delle aree interessate dal progetto dell’interporto si diceva disposto a un confronto tra imprenditori. Questo alla luce di una partecipazione azionaria significativa (e maggioritaria) nella Sibem, quella dell’industriale Antonio Percassi.

Il ramoscello d’ulivo dell’anno scorso si è forse avvizzito? Sancinelli spiega di non aver ricevuto comunicazioni ufficiali in merito e che il dialogo con Percassi è in corso. La Sibem però adesso può giocare l’asso dell’esproprio: il dialogo prosegue, ma si è spostato su un altro livello, più concreto. Non si parla più di scambi di aree con partecipazioni societarie e anche il ricorso a ulteriori «esami» di carattere legale pare una spiaggia piuttosto lontana. Tra i protagonisti della vicenda si avverte la consapevolezza che i tempi per l’interporto sono maturi. La Bergamasca ha bisogno di un forte supporto logistico per le proprie aziende. La localizzazione di Montello resta strategica non solo rispetto all’autostrada, alla linea ferroviaria - che subirà uno sviluppo grazie al raddoppio Bergamo-Treviglio - ma anche all’aeroporto. In pratica Montello ha le carte in regola per diventare un trampolino di lancio per le produzioni orobiche e non solo.

Naturalmente non è una scelta indolore, l’impatto di un simile insediamento cambierà radicalmente la vita dei paesi interessati e dell’area a sud di Bergamo (in quella zona 1,5 milioni di tonnellate annue di merci passeranno dalla strada alla rotaia). Ma è una scelta che, oltre a dare ossigeno alle aziende, toglierà dalle strade 40 mila trasporti via camion all’anno.

(29/04/2005)

r.clemente

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