La diga del Gleno, una tragedia annunciata

La diga del Gleno venne edificata in territorio di Vilminore di Scalve all'inizio degli anni 20 allo scopo di rifornire di energia le aziende di proprietà della Fraternita Viganò.

La diga del Gleno venne edificata in territorio di Vilminore di Scalve all'inizio degli anni 20 allo scopo di rifornire di energia le aziende di proprietà della Fraternita Viganò. Lo sbarramento sorge (gli imponenti ruderi sono ancora visibili oggi) a 1500 metri di altezza, proprio sopra l'abitato di Bueggio. Crollò alle 7.15 di sabato 1 dicembre 1923, riversando sulle valli sottostanti 6 milioni di metri cubi di acqua.

Il muro di contenimento, lungo 260 metri, venne realizzato dalla Fraternità Viganò, in sei anni, dal 1917 al 1923, per contenere l'acqua proveniente da due fiumi: il Povo e il Nembo e dirottarla, nello specifico, verso la centrale elettrica di Valbona. Sabato 1 dicembre, a causa delle incessanti perdite e dei difetti di costruzione, crollarono 5 pilastri della diga aprendo una “bocca” ampia 60 metri all'interno del muro, dal quale l'enorme quantità di acqua contenuta si riversò a valle. L'ondata colpì Bueggio, Povo, Valbona, Colere, Azzone, Dezzo, Angolo Terme, Mazzunno, Gorzone, Darfo Boario e Corna. Le vittime furono stimate in oltre cinquecento (la stima è sempre rimasta incerta ma piuttosto attendibile). Il crollo fu provocato da molteplici fattori: l'azzardata tipologia di costruzione, metà con metodo a gravità e metà ad archi multipli, l'utilizzo di materiali di costruzione non idonei e la mancanza di controllo da parte degli enti preposti. La diga andò a pieno regime il 30 novembre 1923, portando l'acqua a quota 38 metri e 4 centimetri di altezza. La mattina successiva, dopo soltanto poche ore, il muro cedette nella parte sinistra. Il superstite più conosciuto fu tale Francesco Morzenti, guardiano della diga che riuscì a salvarsi per miracolo e che divenne il testimone chiave del processo.

Si parla ancora oggi di tragedia «annunciata» in quanto tutte le segnalazioni sulle pecche dell'enorme muro in costruzione vennero prese sotto gamba sia dagli enti preposti, che dalla società titolare della diga. Il crollo della diga del Gleno è ancora una ferita molto aperta per le valli che hanno assistito inermi al disastro. Molte frazioni di montagna vennero decimate dall'evento e per molti paesi quella mattina dell'1 dicembre 1923 fu l'inizio di una epoca, di ricostruzione sociale e delle economie dei luoghi colpiti.

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