La memoria corre sui monti
sui ruderi del rifugio Laghi Gemelli

Un gruppo di volontari ha cominciato, nelle giornate di sabato 27 e domenica 28 giugno, a estirpare erbacce e sradicare arbusti cresciuti fino a quasi occultarli sui ruderi del rifugio Laghi Gemelli.

Il primo, quello che compirà proprio mercoledì1° luglio il 115° anniversario dall’inaugurazione. L’iniziativa è stata presentata al Palamonti dai promotori, Silvio Calvi, ingegnere già presidente della sezione di Bergamo del Cai, Roberto Cremaschi, giornalista e autore del recente «la strada dei monti. 26 itinerari sui luoghi della Resistenza Bergamasca» e Maurizio Nava, gestore dell’attuale rifugio Laghi Gemelli. L’obiettivo, è stato spiegato, è effettuare un recupero della memoria del vecchio rifugio del Laghi Gemelli attraverso la pulizia delle murature, il ripristino e la messa in sicurezza delle tracce di muri esistenti, la collocazione di segnaletica che ne riproponga la memoria a chi frequenta la zona.

Il secondo «campo di lavoro» si effettuerà nella prima settimana di settembre. A settant’anni dalla Liberazione, il vecchio rifugio troverà una degna sistemazione. Il rifugio, costruito nel 1900, fu utilizzato come base dalla formazione partigiana di Giustizia e Libertà «Cacciatori delle Alpi. 2° Dio sciatori», comandata da Mino Bartoli. Nel corso dei vasti rastrellamenti operati dalle truppe nazifasciste nell’inverno 1944-45 fu bruciato a metà gennaio 1945. I partigiani si spostarono negli edifici prossimi al Lago Nero, oltre il passo d’Aviasco.

Subito dopo la guerra venne costruito un nuovo edificio, grazie al supporto della società Vizzola che costruì la diga e che donò il rifugio al Cai di Bergamo nel 1948, in occasione del 70° anniversario della fondazione della sezione.

Sono intervenuti alla presentazione del progetto, portando il loro appoggio, Piermario Marcolin e Stefano Morosini, presidente e vicepresidente del Cai Bergamo, Ornella Bramani e Martino Signori, vicepresidenti dell’Anpi Bergamo, Claudio Plevani dell’Anpi Valle Brembana e della Val Brembana e della Tavola della pace della Val Brembana. La proprietà del terreno è del Comune di Branzi, che ha autorizzato l’intervento e ha espresso il suo sostegno all’iniziativa.

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