La protesta di una trentina di profughi
«Mesi a Lizzola, vogliamo cambiare»

Una trentina di profughi, quasi tutti pakistani con qualche senegalese, ha protestato pacificamente giovedì 21 maggio tra Lizzola e Valbondione perché da mesi gli extracomunitari si sentono relegati in un paesino di montagna, senza avere la possibilità di fare nulla.

La protesta di una trentina di profughi «Mesi a Lizzola, vogliamo cambiare»

(Foto di Fronzi)

Si tratta più o meno di un terzo del totale dei profughi che da molti mesi sono ospitati a Lizzola nelle strutture dell’albergo Gioan. Verso le 12,30 i trenta manifestanti sono scesi da Lizzola e si sono fermati a metà strada tra Lizzola e Valbondione. Nessuna protesta vibrata e nessun blocco del traffico.

Anche attraverso cartelli in inglese («vogliamo cambiare sistemazione» tradotto in italiano) hanno fatto sentire la loro voce a bordo strada. Vogliono trasferirsi in città o comunque in un centro più grande di Lizzola e invitano la Commissione territoriale a definire la loro causa. Sul posto sono intervenuti i carabinieri delle stazioni di Clusone e Ardesio e la polizia locale di Valbondione per monitorare la situazione.

Con loro anche rappresentanti della Cooperativa Ruah che hanno dialogato con i profughi e li hanno invitati a desistere. Verso le 15 i profughi si sono così incamminati a piedi ancora verso Lizzola.

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