La Regione mette fine alla gestione selvaggiadegli oltre 2 mila phone center lombardi

La Regione mette fine alla gestione selvaggiadegli oltre 2 mila phone center lombardi

Il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato il progetto di legge presentato dalla Giunta che detta precise regole per l’apertura e la gestione dei phone center e conferisce competenze ai Comuni sia per individuare le aree idonee all’apertura di questi locali sul territorio, sia per stabilire criteri e orari di apertura e chiusura. Questi, in sintesi, gli effetti della legge:- Entro un anno i phone center lombardi (oltre 2.000) dovranno dotarsi di servizi igienici per il pubblico, di spazi d’attesa, di spazi minimi (1 metro x 1,20) per ogni postazione telefonica, di impianti conformi alle normative vigenti. Dovranno abbattere le barriere architettoniche e garantire almeno una postazione fruibile da disabili. Potranno restare aperti al pubblico nella fascia oraria che va dalle 7 alle 22 (con possibilità del Comune di autorizzare l’apertura anticipata o la chiusura posticipata di 2 ore su richiesta motivata) per un massimo di 13 ore liberamente scelte dall’esercente. Osserveranno un giorno di chiusura settimanale.Saranno i Comuni a verificare le aree idonee all’apertura di nuovi centri e la presenza di parcheggi nelle vicinanze. I Vigili urbani dovranno invece verificare il rispetto delle Leggi ed, eventualmente, le generalità delle persone presenti nei centri.«I Phone Center sono proliferati in questi anni senza controllo alcuno – afferma il relatore Gianni Rossoni (Forza Italia) – spesso in condizioni igieniche e strutturali inadeguate. I primi a trarre vantaggio da questa Legge saranno proprio i tanti immigrati che usufruiscono di questo servizio finalmente regolato da norme certe». Aggiunge Carlo Saffioti (FI), presidente della Commissione Attività produttive: «Abbiamo votato una Legge liberale, né buonista, né cattivista, ma realista, perché riconosce il diritto di tutti a comunicare mettendo però regole certe nell’interesse di tutti e responsabilizza gli esercenti e i Comuni che meglio di tutti conoscono le esigenze del territorio. La serietà con cui si è affrontato il tema ha prodotto un testo equilibrato e condiviso.Un momento, non così frequente di confronto davvero civile».(21/02/2006)

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