La tragedia di Adele, il dolore del papà Al via gli interrogatori degli arrestati

La tragedia di Adele, il dolore del papà
Al via gli interrogatori degli arrestati

Silenzio: questo adesso vuole Paolo De Vincenzi, padre di Adele, la ragazzina di 16 anni morta per strada a Genova a causa di una pasticca di ecstasy presa a casa di un amico assieme al suo fidanzato e ad una coetanea prima di tuffarsi nella movida genovese.

Silenzio. Paolo De Vincenzi lo ha chiesto con calma e con determinazione, sconvolto da quel dolore terribile che può provare solo un genitore che sopravvive al figlio. «La notizia è stata data, adesso chiediamo rispetto per il dolore e per la privacy. Chiediamo silenzio».

Un silenzio che rispettano gli inquirenti: mentre decidono di ascoltare Paolo De Vincenzi domani, la polizia parte per la periferia genovese con in mano un decreto di perquisizione a carico di un ragazzo sudamericano indicato dall’amico come il pusher che avrebbe ceduto materialmente la droga al fidanzato e all’amico di Adele.

Una perquisizione nell’appartamento di Busalla che non è andata a buon fine: in casa del ragazzo non c’erano droghe o stupefacenti ma lui, 20 anni di origini ecuadoriane, è indagato per gli stessi reati che hanno portato in carcere il fidanzato di Adele Sergio Bernardin, 21 anni, e l’amico Gabriele Rigotti, 19 anni: spaccio aggravato e morte come conseguenza di altro reato.

La polizia non si ferma: mentre la Mobile è a Busalla, altri agenti visionano i filmati della videosorveglianza cittadina per capire se Adele, che si è accasciata per strada in via San Vincenzo, avrebbe potuto essere soccorsa prima. Il netturbino che ha visto Adele stare male ha infatti detto che attorno aveva «amici che cercavano di aiutarla ma sembravano confusi».

E non si ferma la macchina delle indagini, coordinate dal pm Michele Stagno. Lunedì sarà conferito l’incarico al medico legale, fissata la data dell’autopsia e poi verranno interrogati in carcere i due arrestati, Bernardin e Rigotti: probabilmente sarà sentita anche la ragazzina minorenne che era con loro.

Silenzio, ancora: la casa dove abita quel che resta della famiglia De Vincenzi è deserta, chiusa. Chiavari s’interroga, parla a bassa voce. Nessuno vuol commentare. E’ sui social che scoppia la rabbia della gente comune: sul profilo di uno dei due arrestati è una sequela di insulti, maledizioni, filippiche morali.


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