L’altra faccia della passerella di Christo Legambiente: poco green, treni sacrificati

L’altra faccia della passerella di Christo
Legambiente: poco green, treni sacrificati

«La passerella di Christo costosa e poco green». Lo dice Legambiente dopo che la manifestazione è terminata da quasi un mese. «I “positivi” risultati economici dovuti all’evento, snocciolati dalla società di consulenza Marketing Comunication JFC e riportati dai giornali locali, costituiscono una valutazione economica parziale» commenta il presidente Dario Balotta.

«La marketing Comunication si è esclusivamente soffermata nel calcolo dei benefici senza minimamente contare e rappresentare i costi pubblici derivanti dall’evento. È emerso un volume di affari complessivo di 88 milioni di euro nel periodo dei 16 giorni in cui si è tenuta la kermesse. Questa somma, secondo i ricercatori, sarebbe il 76% in più rispetto a quanto si sarebbe incassato normalmente. Ciò significa che in realtà sarebbero stati spesi 68 milioni, grazie all’evento, nella brevissima permanenza media di 1,63 notti sul lago. Ci si scorda di aggiungere che questo valore (68 e non 88 milioni) non è nuovo reddito, ma un trasferimento di luogo della spesa degli italiani accorsi sulla passerella. Conosciuti nel mondo ma a quale prezzo non si sa ancora. È certo che i prezzi hanno avuto una forte impennata».

«Sono assenti due valutazioni di fondo che potevano dare un quadro complessivo di valutazione all’interessante indagine svolta, anche se non è dato sapere chi ha commissionato questo studio. Come oltre a mancare una valutazione dei costi (tutti i costi sostenuti dai vari enti pubblici: Enti locali, Regione e Stato) manca una la valutazione del disagio sostenuto dalla popolazione locale, in particolare i costi della congestione da traffico, dell’inquinamento atmosferico e da rumore. Sembra azzardato sostenere, come fa la società di consulenza che ha reso noto i dati, che i visitatori della passerella sono arrivati con il trasporto green, come battelli, treni e navette. Andava precisato che chi è partito da Sarnico, Iseo o Pisogne in realtà arrivava in automobile fino ai parcheggi di queste località per poi salire a piedi a bordo. Stessa cosa per le navette autobus, prese si d’assalto, ma solo dopo aver lasciato la propria vettura ad Iseo, Paratico, Provaglio d’Iseo, Capriolo, Clusane, Pilzone e Pisogne. Per non parlare di chi ha lasciato il mezzo sulle colline a ridosso di Sulzano nei parcheggi last minute, che hanno reso più caotico l’ingresso sulla passerella e affari d’oro per i parcheggiatori. In realtà, quindi, solo un terzo dei visitatori è stato green, ha usato cioè il treno, un mezzo di trasporto collettivo dalla partenza del suo viaggio all’arrivo stressando non poco il territorio».

«Il treno andava specificato è stato inoltre il tipo di trasporto più sacrificato e che ha prodotto i maggiori disagi. Ritardi, cancellazioni, salti di fermata e convogli pieni all’inverosimile. Tutto questo non per l’inadeguatezza dell’offerta dei treni, ma perché il treno è stato usato per contingentare i flussi di traffico, quando Sulzano scoppiava e non aveva più spazi per ricevere nuovi visitatori».


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