Mercoledì 22 Marzo 2006

L’allarme del procuratore capo Adriano Galizzi«La Giustizia a Bergamo rischia il collasso»

Cronica carenza d’organico, mancanza di fondi per i servizi tecnici, continuo aumento delle notizie di reate. La Procura della Repubblica di Bergamo rischia il collasso e il grido d’allarme arriva direttamente dal procuratore capo, Adriano Galizzi, che ha deciso di mettere nero su bianco tutti i problemi che affliggono i suoi uffici.Lo ha fatto nel documento con le proposte relative al biennio 2006-2007 inviato nei giorni scorsi alla sede del Distretto giudiziario di Brescia che, a sua volta, provvederà ad inviarlo al Consiglio Superiore della Magistratura. Il testo passa in rassegna tutte le difficoltà con le quali quotidianamente lo stesso procuratore e i suoi sostituti si trovano a fare i conti.«Mentre in quattro anni, dopo la soppressione delle Preture e il loro assorbimento nel Tribunale - è scritto tra l’altro - l’organizzazione unitaria della Procura aveva consentito il raggiungimento di tutti gli obiettivi che l’ufficio si era prefisso, a cominciare dallo smaltimento dei 70 mila procedimenti arretrati ereditati proprio dalla Procura circondariale presso la Pretura», ora la situazione - secondo Galizzi - starebbe precipitando.Il procuratore punta il dito, in particolare, contro la legge Bossi-Fini sull’immigrazione e il decreto legge antiterrorismo del 27 luglio 2005. «Soltanto la prima - spiega - ha provocato un aumento abnorme dei giudizi per direttissima, che nel 2005 sono stati 1.007». Inoltre la riduzione degli stanziamenti statali destinati alle spese per l’amministrazione della giustizia sta colpendo pesantemente il funzionamento della «macchina»«Non ci sono i soldi - sottolinea Galizzi - per acquistare i registri, i toner di fax e fotocopiatrici, le copertine per i fascicoli. Quando saranno finiti i 12 mila euro per l’anno in corso, non sapremo più come fare». In organico, inoltre, mancano 5 cancellieri e 10 precari, contrattualizzati a 7 mesi, in ausilio ai singoli uffici.Risultato: «Il personale deve spesso lavorare al 50 per cento con un pubblico ministero e al 50 per cento con un altro, con un pesante rallentamento del lavoro».Le conclusioni di Galizzi sono pessimistiche: «Per il futuro - conclude il documento - non possiamo garantire che la Procura possa efficacemente far fronte al continuo aumento delle notizie di reato e al lavoro che ne consegue».(22/03/2006)

g.francinetti

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