Martedì 02 Dicembre 2008

Malati oncologici, anche a casa le stesse cure dell’ospedale

E’ partito in questi giorni un progetto di ospedalizzazione domiciliare a favore dei malati oncologici in fase terminale, gestito dal reparto di Cure Palliative degli Ospedali Riuniti di Bergamo. Per ospedalizzazione domiciliare si intende un sistema integrato di interventi domiciliari di assistenza sanitaria e sociale, equiparabile a un normale ricovero. Il paziente può restare a casa, senza dover rinunciare alla professionalità dell’Unità di Cure Palliative degli Ospedali Riuniti.“Anche quando non ci sono più trattamenti efficaci conosciuti per prolungare la sopravvivenza, tutti hanno il diritto a una morte dignitosa, e quindi a un’assistenza specialistica per controllare i sintomi fisici e psicologici e per mantenere la migliore qualità di vita possibile. Da oggi i cittadini bergamaschi affetti da patologia oncologica in fase terminale potranno avere a disposizione questo tipo di assistenza, finora erogata solo durante un ricovero ospedaliero, rimanendo a casa”.Con queste parole Gianbattista Cossolini, primario dell’Unità di Cure Palliative degli Ospedali Riuniti, ha commentato l’avvio del progetto, a pochi mesi dall’autorizzazione della Regione Lombardia, che ha esteso sperimentalmente a 23 strutture sanitarie regionali l’esperienza pilota di sette aziende pubbliche milanesi. Si stima che in tutta la Lombardia entro la fine del 2008 saranno coinvolti nel progetto 2.089 pazienti, con un impegno per la Regione di 5 milioni di Euro.“Con questo progetto – ha commentato Claudio Sileo, Direttore Sanitario degli Ospedali Riuniti - vogliamo ampliare l’attuale gamma di servizi offerti nell’ambito della rete di cure palliative esistente in provincia, integrando la ricettività dell’Hospice. Con 12 posti letto e 300 ricoveri all’anno la struttura di Borgo Palazzo non riesce a soddisfare tutte le richieste. Questo nuovo servizio garantirà un’assistenza non solo clinicamente adeguata, ma anche più attenta alle necessità familiari e psicologiche del paziente oncologico in fase terminale, riducendo i ricoveri ospedalieri inappropriati in reparti per acuti.”Al momento possono partecipare al progetto i pazienti residenti o domiciliati a Bergamo o nei comuni limitrofi, comunque residenti in Lombardia. Le segnalazioni possono pervenire all’Unità di Cure Palliative degli Ospedali Riuniti (tel. 035 390640) direttamente dal paziente o dai suoi familiari, dal medico di medicina generale, dalle strutture ospedaliere o dai servizi sociali. Se il paziente viene ritenuto idoneo, una volta verificata l’esistenza dei criteri clinici e assistenziali necessari, scatta la complessa macchina organizzativa che sta alla base dell’ospedalizzazione domiciliare, coordinata dall’Unità di Cure Palliative degli Ospedali Riuniti, attraverso il proprio personale e avvalendosi del consueto, indispensabile appoggio dell’Associazione Cure Palliative.“L’assistenza viene assicurata dai nostri infermieri che hanno aderito al progetto – spiega Gianbattista Cossolini - e da un medico, finanziato dall’Associazione Cure Palliative. Ogni giorno il medico e l’infermiere garantiscono gli accessi domiciliari, programmati in base ai bisogni del paziente. E’ inoltre garantita la reperibilità del personale medico e infermieristico in servizio in Hospice, che i familiari possono contattare 24 ore su 24 tramite un numero di telefono dedicato.”L’ospedalizzazione domiciliare va ad aggiungersi ad un altro di recente attivazione: il “Progetto Caterina”. Quest’ultimo ha come destinatari i bambini colpiti da malattie incurabili, con l’obiettivo di garantire loro la massima qualità della vita, la continuità delle cure e l’accompagnamento dei piccoli e dei loro familiari durante la fase terminale. I due progetti hanno un importante punto in comune: promuovere al massimo la permanenza a casa dei pazienti, perché poter rimanere a domicilio permette di vivere il momento più delicato della malattia in un ambiente più intimo e raccolto, ma assicurando tutto il necessario supporto medico e sanitario. (02/12/2008)

a.ceresoli

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