Giovedì 03 Luglio 2008

Marco Roncalli premiato dalla Fondazione Wallenberg

Con il premio allo scrittore e storico italiano Marco Roncalli, la Fondazione Internazionale Raoul Wallenberg ha voluto riconoscere l’opera di promozione del dialogo tra le religioni di Papa Giovanni XXIII. Roncalli è uno dei massimi esperti della figura di questo Pontefice, e con la sua opera di ricerca, esposta in numerosi libri e articoli, ha dimostrato come prima di essere Vescovo di Roma, durante la Seconda Guerra Mondiale, abbia salvato la vita di molti ebrei perseguitati.Roncalli, il cui nonno era il fratello minore del Papa (Angelo Giuseppe Roncalli), è nato a Bergamo il 31 luglio 1959 e da 25 anni effettua ricerche sulla figura del Pontefice. La Fondazione Internazionale Raoul Wallenberg ha consegnato il 12 giugno per la prima volta la medaglia Angelo Giuseppe Roncalli nel Centro Russia Ecumenica, a pochi passi dal Vaticano. Hanno partecipato all’atto rappresentanti del corpo diplomatico, tra cui l’ambasciatore della Gran Bretagna presso la Santa Sede, Francis Martin-Xavier Campbell, e l’attuale rappresentante argentino presso il Vaticano (in attesa della nomina di un ambasciatore), Hugo Javier Gobbi. Tra i rappresentanti religiosi c’erano Gary L. Krupp, fondatore della Fondazione Pave the Way, una istituzione per la promozione del dialogo interreligioso, e alcuni rappresentanti della Chiesa cattolica. Nel suo messaggio ai partecipanti, Baruj Tenembaum, creatore della Fondazione Wallenberg, ha ricordato l’opera di salvataggio degli ebrei svolta in Bulgaria e Turchia da monsignor Roncalli, quando era rappresentante papale in quei Paesi.Come delegato apostolico del Papa, a Istanbul, nel 1944, “organizzò una rete di salvataggio per gli ebrei e altri perseguitati dal nazismo. Grazie alle sue azioni, migliaia di condannati a morte si salvarono”, ha ricordato Tenembaum. Dall’altro lato, ha constatato, “con il pontificato di Giovanni XXIII, il ’Papa buono’, è stata inaugurata una nuova era nelle relazioni della Chiesa cattolica con l’ebraismo. Si è trattato di una nuova epoca di comprensione e tolleranza dopo secoli di denigrazione, pregiudizio e persecuzione religiosa”. “Le porte del dialogo interreligioso che hanno iniziato ad aprirsi allora per opera di Giovanni XXIII sono state spalancate durante il pontificato di Papa Giovanni Paolo II, che si rivolgeva agli ebrei come ai ’fratelli maggiori’, ha visitato i campi di concentramento nazisti in segno di contrizione e solidarietà con le vittime ebree e si è recato in pellegrinaggio in Terra Santa, nello Stato di Israele”.La Fondazione Wallenberg ha svolto negli ultimi anni un vasto lavoro di ricerca storica destinato a rivelare l’importante opera umanitaria svolta da monsignor Roncalli, istituendo recentemente una medaglia in suo onore.“Questo riconoscimento non può avere un primo premiato migliore dell’insigne intellettuale Marco Roncalli, uomo di lettere e di stampa che riconosciamo e cerchiamo umilmente di stimolare con questo premio”, ha affermato Tenembaum. “Marco Roncalli compie un doppio lavoro – ha aggiunto – essendo fedele alla verità storica e ai precetti del giornalismo, portando al pubblico la versione migliore della verità possibile così come documentando i fatti della realtà quotidiana con singolare precisione e zelo investigativo”. La medaglia è stata consegnata da Jesús Colina, direttore dell’Agenzia ZENIT. Nel suo discorso di ringraziamento, Marco Roncalli ha parlato del suo “lavoro di ricostruzione storica sull’atteggiamento e le azioni di monsignor Angelo Giuseppe Roncalli nei confronti degli ebrei perseguitati dal nazismo, soprattutto quando era in Turchia, e prima ancora in Bulgaria”. Tutto questo, ha precisato, “in una prospettiva più vasta nell’attenzione che ho sempre cercato di riservare all’azione umanitaria a favore di tanti ebrei da parte di protagonisti del ’900 che già sono stati proclamati ’Giusti delle Genti’ dal Comitato di Yad Vashem, o che attualmente sono solo candidati a questo titolo che considero importantissimo”.Lo scrittore ha ringraziato la Fondazione anche da parte della famiglia Roncalli e del Comune di Sotto il Monte “per l’esito del poderoso lavoro investigativo presentato recentemente e la grande mole di materiale storico, documentario, bibliografico, alla quale si assommano interviste e testimonianze di sopravvissuti, a partire dal periodo in cui il futuro Papa, visitatore apostolico in Bulgaria, intervenne presso re Boris affinché collaborasse alle sue iniziative a favore degli ebrei”. “Sino al periodo – ha continuato – in cui Roncalli fu delegato apostolico in Turchia e Grecia e, come parecchie fonti riferiscono, si adoperò per ottenere i ’visa for life’, i cosiddetti ’certificati d’immigrazione’, collaborando attivamente con l’Agenzia Giudaica nella neutrale Istanbul, con l’ebreo Haim Barlas, con il gran rabbino Isaac Herzog, ecc., a favore di rifugiati ebrei italiani, della Transnistria, di Romania, Germania, Croazia, Slovacchia, Grecia, ed anche della Francia”.(03/07/2008)

e.roncalli

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