Giovedì 18 Dicembre 2008

Meno infortuni sul lavoro, ma non quelli più gravi

Diminuiscono gli infortuni sui luoghi di lavoro nella Bergamasca, ma ne aumenta il livello di gravità. E mentre si registra un crollo del numero degli incidenti verificatisi nel comparto agricolo, rimane pesantissimo il bilancio in termini di vite umane perse fra i lavoratori extracomunitari. Sono questi i primi risultati del rapporto annuale provinciale su infortunistica e lavoro che verrà ufficialmente presentato questa mattina dall’Inail nella sede di Confindustria. L’Istituto, nella sua analisi, fa emergere le diverse facce del fenomeno che fotografa la nostra provincia nel breve periodo 2005-2007. I risultati del rapporto contengono i numeri relativi e aggiornati a tutto il 31 dicembre 2007. Il primo dato positivo, e decisamente in controtendenza rispetto ai numeri diffusi lo scorso anno, riguarda il fenomeno prendendo in esame tutti i comparti lavorativi. A Bergamo gli infortuni diminuiscono complessivamente del 2,94%, un risultato migliore rispetto alla media regionale lombarda (-1,61%) e anche nei confronti dei dati statistici nazionali, che invece segnano una riduzione dell’1,67%. Il dato per la nostra provincia assume un doppio significato, poiché al 31 dicembre 2006 infatti nella Bergamasca gli infortuni sui luoghi di lavoro erano aumentati del 3,16%, rispetto a una riduzione lombarda dello 0,63% e a quella nazionale che invece era in calo dell’1,26%. I primi dati dell’Inail offrono anche una disaggregazione dei dati per i vari settori. Nel comparto industria e servizi, ad esempio, nonostante la riduzione rispetto all’anno precedente, gli infortuni denunciati nel 2007 superano dello 0,71% gli eventi denunciati nel 2005. Il comparto statale, sempre in riferimento alle denunce del 2007, rispetto al 2005, si attesta su un calo del 9,6%. Dai primi dati resi noti dall’Inail si evince che nella provincia di Bergamo, è confermato anche per l’anno appena trascorso che i comparti del settore costruzioni, industria dei metalli e trasporti rappresentano ben il 46% totale degli infortuni denunciati. L’Inail nel suo rapporto evidenzia che l’indice di gravità degli infortuni, ovvero il rapporto tra le conseguenze degli eventi indennizzati ed il numero degli addetti espresse in giornate lavorative perse, per la provincia di Bergamo si segna un bilancio negativo, sia rispetto alla media italiana che a quella lombarda. Infatti, nella Bergamasca questo indicatore è pari a 3,36, rispetto al 2,29 della Lombardia. Indice questo nettamente superiore anche rispetto alla media delle aziende italiane mono localizzate (2,81) e a quelle sia pluri localizzate che mono localizzate (2,96). Questo indice a livello regionale ci pone (in termini negativi) secondi solo a Lodi che ha segnato un 4,19. Ultima classificata per i dati negativi (e quindi con un basso tasso di gravità) è Milano con l’1,57. Anche in questo caso specifico a pesare sul bilancio della gravità degli infortuni risulta essere in testa il comparto delle costruzioni con un grado pari a 8,24, seguito dal settore Materiali per l’edilizia (vetro, ceramica) che è al 7,325. Il comparto più virtuoso è quello dell’istruzione (0,22) e gli intermediari finanziari (0,21). Un capitolo a parte merita invece il comparto agricolo che fa registrare un vero e proprio crollo degli infortuni del 16,88%, migliorando nettamente sia la media regionale (meno 13,07%) e quella nazionale (9,40%). In questo comparto è necessario sottolineare che le conseguenze sono drammatiche: hanno infatti il più alto indice di inabilità permanente o di morte di tutti i settori. Un particolare approfondimento l’Inail lo ha fatto per quanto riguarda i lavoratori extra comunitari. Dall’analisi sugli infortuni nel settore industria, servizi ed agricoltura, l’incidenza degli eventi relativa ai lavoratori extra comunitari è pari al 19% sul totale. Preoccupante è l’incidenza dei casi mortali che rappresentano quasi il 26% del totale. Altra considerazione che riguarda i lavoratori extracomunitari è che dalla macro analisi dell’Inail risulta che gli infortuni nel percorso casa lavoro sono nettamente superiori rispetto ai lavoratori italiani e comunitari. Secondo l’Inail questa differenza sarebbe dovuta sia all’utilizzo di mezzi di trasporto meno sicuri come i motocicli o autovetture con dispositivi di sicurezza di vecchio tipo, ma anche ai luoghi di residenza che sarebbero, rispetto al posto di lavoro, collocati in zone disagiate. Infine, sempre per quanto riguarda i lavoratori extracomunitari, il bilancio delle vite umane nel periodo 2005-2007 ha avuto il suo tributo più alto nel comparto delle costruzioni con quattro morti, sei decessi nell’industria dei metalli e dei trasporti, e tre suddivisi fra chimico, commercio ed attività immobiliari o di servizi alle imprese.(18/12/2008)

e.roncalli

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