Mercoledì 31 Marzo 2004

Nebbia e errore umano all’origine dell’incidente aereo costato la vita a bergamasco

La nebbia e probabilmente un errore umano sono le cause dell’ incidente aereo che lo scorso 10 gennaio è costato la vita all’imprenditore di Calcio, Franco Navoni, e al pilota Patrizio Giorgio Nannini, precipitati con un Piper Pa 28 sulle pendici del monte Serra, al confine tra le provincie di Lucca e Pisa. È quanto evidenziato dagli accertamenti tecnici effettuati dal tenente colonnello Marco Ristori, responsabile della sicurezza del volo della Aerobrigata di Pisa, perito di parte del pubblico ministero Sergio Garofalo, titolare dell’inchiesta.

Sul velivolo era predisposta una strumentazione tecnica di altissima precisione che consentiva all’aereo di volare anche in precarie condizioni atmosferiche: un’apparecchiatura che richiedeva un apposito brevetto del quale però il pilota non era in possesso. La perizia, entro metà aprile, verrà consegnata al magistrato che per ora non ha iscritto nessuna persona nel registro degli indagati. L’aereo si era schiantato sabato 10 gennaio alle 12,52, tre minuti dopo il decollo dall’aeroporto di Lucca-Tassignano. Qui Franco Navoni e l’amico pilota, erano arrivati in auto nella primamattinata, per raggiungere in volo Salerno e concludere un affare di lavoro. I

ll piper aveva percorso pochi chilometri, gli ultimi a bassa quota, come testimoniato da alcuni abitanti della frazione Ruota, a Capannori, in provincia di Lucca. L’aereo era finito contro le pendici boscose del monte Serra, a quell’ora coperte da una fitta nebbia, strisciando poi sulla vegetazione per un centinaio di metri e infine prendendo fuoco. Subito venivano mobilitati i soccorsi, ma per i due occupanti del velivolo non c’era più nulla da fare: venivano ritrovati poco dopo, morti carbonizzati.

Franco Navoni, originario di Chiari (provincia di Brescai), aveva 55 anni ed era un noto imprenditore della bergamasca. Titolare della Laser Navigation di Calcio, che gestiva con la moglie Teresa Bonassi e il figlio Roberto, aveva ideato il sistema per le chiamate di soccorso Teleassistance, che permette di gestire gli interventi di recupero degli alpinisti in difficoltà. Un sistema in funzione dal 1988 sulle cime delle Orobie con otto colonnine.

(31/03/2004)

e.roncalli

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