Non passa l’abolizione dell’ora legale Richiesta bocciata dall’Europarlamento

Non passa l’abolizione dell’ora legale
Richiesta bocciata dall’Europarlamento

Non passa l’attacco all’ora legale: Strasburgo ha respinto oggi il primo assalto condotto dai Paesi del Nord, Finlandia in testa, contro il cambio orario che allunga le sere d’estate.

Gli eurodeputati hanno infatti rigettato la richiesta, da inviare alla Commissione Ue, di “interrompere l’attuale cambiamento semestrale dell’ora». Una proposta derubricata ad un più generico invito a «condurre una valutazione approfondita» della direttiva del 2000, quella che regola il cambio orario nella Ue. Solo in un secondo momento, e “se necessario», Bruxelles potrà proporre una «revisione della stessa». Nella discussione previa al voto, l’eurodeputato della Lega Angelo Ciocca si è presentato con un enorme orologio ed ha portato le lancette un’ora indietro, ad indicare che si stavano perdendo 60 minuti «in un dibattito assurdo».

Non così assurdo per i colleghi del Nord, supportati anche da quelli dell’Est e di Germania e Austria: per loro quelle lancette indietro e avanti costituiscono una cruciale questione di salute pubblica, perché incide sui ritmi sonno-veglia, in particolare delle persone più fragili come bambini e anziani, e soprattutto alle loro latitudini. Ma alla resa dei conti ad uscire vincente nella battaglia dell’ora è stato il fronte del Sud e la vittoria si matura nelle pieghe degli emendamenti alla risoluzione firmata dalla verde francese Karima Delli che, nella sua versione originale, chiedeva di fatto l’abolizione dell’ora legale. L’emendamento che trasforma completamente la risoluzione porta la firma di una trentina di eurodeputati, tra cui i due Forza Italia Elisabetta Gardini e Alberto Cirio.

Gli europarlamentari hanno, inoltre, messo mano anche alla parte della risoluzione che affrontava le motivazioni scientifiche alla base della richiesta di abolizione dell’ora legale, smontandole. Grazie ad un altro emendamento è scomparso il considerando in cui si assicurava che «numerosi studi scientifici» non sono riusciti «a dimostrare alcun effetto positivo del cambiamento semestrale dell’ora e, al contrario, hanno segnalato l’esistenza di effetti negativi» sulla salute, l’agricoltura e la sicurezza stradale».

Questo paragrafo è stato sostituito con un altro assolutamente neutro: gli studi «non sono riusciti a giungere a conclusioni definitive». Da qui la richiesta di un’attenta valutazione da parte della Commissione Ue sugli effetti del cambio orario, una ben magra vittoria per il fronte del Nord.


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