Parmigiano finto dop a Nembro Scovati 200 kg in Val Seriana

Parmigiano finto dop a Nembro
Scovati 200 kg in Val Seriana

Veniva venduto come Parmigiano Reggiano con tanto di specifica etichetta, ma in realtà non aveva le caratteristiche del formaggio a denominazione d’origine protetta (in sigla, dop) conosciuto in tutto il mondo e, secondo il disciplinare, prodotto esclusivamente nelle province di Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna (a sinistra del fiume Reno) e Mantova (a sud del fiume Po).

Per questo circa 200 chili di formaggio sono stati rimossi dai banchi di vendita e dai frigoriferi del magazzino di un negozio di Nembro, dove la polizia locale dell’Unione Insieme sul Serio ha effettuato alcuni accertamenti coinvolgendo anche un perito del Consorzio di produzione del Parmigiano Reggiano. Dagli accertamenti è emerso che il venditore al dettaglio, dunque il negoziante di Nembro, era del tutto in buonafede: avendo infatti controllato le etichette e non essendo un esperto di disciplinare, gli pareva che fosse tutto in regola. Il prodotto era stato infatti acquistato con regolari fatture, che il commerciante ha mostrato alla polizia locale.

Gli accertamenti del perito del Consorzio hanno invece consentito di appurare che non vi era comunque alcun rischio per chi avesse già acquistato e consumato il formaggio in questione, salvo il fatto di pensare di comprare del Parmigiano Reggiano dop. Invece si trattava per alcune confezioni di errori nell’etichettatura e per altre di formaggio in realtà «mezzano», vale a dire di seconda qualità. Ma comunque, in entrambi i casi, del tutto consumabile.

Ma come mai è scattato questo accertamento? Tutto è iniziato nei giorni scorsi, quando la polizia locale, durante un normale controllo, ha notato che il Parmigiano Reggiano in vendita nel negozio di Nembro presentava una crosta piuttosto biancastra e la classica scritta Parmigiano Reggiano non era invece ben leggibile. Così gli agenti del comandante Claudia Masinari hanno provveduto a contattare il Consorzio che produce il noto formaggio e, due giorni dopo, polizia locale e perito (a tutti gli effetti un agente di pubblica sicurezza) si sono presentati al punto vendita per un’ispezione congiunta.

Nel banco frigo sono stati trovati trenta chili di formaggio sottovuoto, con la scritta Parmigiano Reggiano sulla crosta (scura). Dall’etichetta è emerso che il prodotto era stato confezionato da una ditta di Parma per conto di un’azienda di Sondrio e acquistato dal negozio di Nembro in un ingrosso di Bergamo. Il perito ha confermato che il formaggio era di prima qualità. Semplicemente l’etichetta non riportava alcuni elementi ritenuti essenziali per qualificare il prodotto come dop, ovvero i loghi di una fetta di formaggio e la forma del formaggio, oltre al numero di autorizzazione rilasciato dal Consorzio di tutela.

Altri trenta chili presentavano invece la crosta sbiancata e la scritta Parmigiano Reggiano sbiadita. Per il perito si trattava di «mezzano». Il formaggio era stato lavorato da una ditta di Piacenza fuori dal territorio di produzione del dop. Un formaggio, dunque, vendibile solo come «comune» e non come Parmigiano Reggiano, tantomeno dop. Per questo la stessa azienda era stata già sanzionata dai carabinieri del Nas.

Ulteriori 140 chili dello stesso genere di formaggio sono stati trovati nei frigo del magazzino del negozio di Nembro. Il titolare li ha subito restituiti e la polizia locale non gli ha contestato né sanzioni né reati. In seguito il perito ha effettuato due sopralluoghi alle ditte di Piacenza, Parma e Sondrio. Per la prima è scattata una sanzione pecuniaria, a Parma è emerso che le etichette erano da loro realizzate a norma, poi sostituite da etichette ingannevoli dall’azienda di Sondrio (reato per cui si procede però a querela di parte). I duecento chili saranno rimessi in vendita, ma come formaggio generico.


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