Lunedì 15 Marzo 2004

Primo confronto tra sindaco e maggioranza dopo un polemico documento contro Veneziani

Punto sul vivo da un documento del centrodestra che in tre punti gli ha fatto il contropelo, il sindaco Cesare Veneziani è - per così dire - sceso in campo per ribattere colpo su colpo. E lo ha fatto in un incontro, presente una nutrita delegazione del Polo, comprensiva di Forza Italia, An, Udc.

Che cosa gli contestano gli «amici» della maggioranza, è presto detto. Rimproverano al primo cittadino:

1- di aver mandato spesso e volentieri a quel paese, nel quinquennio, maggioranza e partiti della coalizione, facendo il battitore libero;

2 - di ignorare la matematica dei partiti in fatto di assegnazione degli assessorati;

3 - di voler fare di testa sua e imporre il programma di governo, snobbando i partiti che lo sostengono.

Verso questi rilievi, Veneziani si è preso ancora qualche tempo di riflessione e poi farà conoscere le sue contro-deduzioni. Intanto non ha risparmiato qualche timido affondo. I partiti - ha detto in sostanza - comincino pure a lavorare sul programma, poi lo confronteremo con le mie idee. E sul fatto che lui si consideri espressione della maggioranza, piuttosto che battitore libero, sostiene che non ci piove.

Ma Veneziani, arrivato alla poltrona di sindaco con la nomea di «manager», fa a sorpresa un’inversione di marcia: «la storia del sindaco-manager - dice - mettiamola nel cassetto, è ormai stantia». Evidentemente lo slogan del suo antagonista di centrosinistra, Roberto Bruni «la città non ha bisogno di sindaci-manager, ma di un sindaco politico, vicino alla gente», deve avergli procurato un certo prurito.

Questo il primo round tra sindaco e maggioranza che, alla fine dell’incontro, ha giudicato «costruttivo» il faccia a faccia, anche se diversi sono ancora i nodi da sciogliere. E tra questi è spuntata anche la questione Bas-Asm di Brescia sulla quale - come è noto - Veneziani è per accelerare i tempi, mentre i partiti che lo sostengono sono più propensi a tirare il freno, rimandando tutto a dopo le elezioni. Sempre che le urne non diventino un «inceneritore» per il sindaco e la sua maggioranza.

(15/03/2004)G. Fr.

g.francinetti

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