Martedì 25 Agosto 2009

Scuola, immissioni in ruolo al via
Cisl: stop ai patimenti dei precari

Martedì 25 agosto per l’Ufficio Scolastico Provinciale (ex Provveditorato agli studi) e le scuole polo della provincia sono iniziate le immissioni in ruolo e l’assegnazione degli incarichi annuali (supplenze) di docenti e ata (ausiliari tecnico-amministrativo ovvero il personale non docente come bidelli e addetti di segreteria).

I dati nazionali evidenziano il primato della Lombardia, che si riflette anche sulla provincia di Bergamo, per il numero di immissioni di ruolo. In totale 2472 contratti a tempo indeterminato così suddivisi: 1115 docenti e 1357 Ata.

Zoomando su Bergamo le assunzioni sono ripartite in questo modo: 110 docenti (9.9% sul totale lombardo) e 149 Ata (11% del totale lombardo).

«In Bergamasca, su decisione del Ministero dell’Istruzione, per 259 persone finisce l’angosciante precarietà professionale – ha rimarcato Vincenzo D’Acunzo, Segretario generale Cisl Scuola Bergamo -. Si tratta senz’altro di una buona notizia, anche se non bisogna dimenticare i consistenti tagli, collegati alla manovra finanziaria 2009, operati intorno alla realtà scolastica».

Per le supplenze nelle scuole bergamasche i posti liberi per i docenti per la provincia di Bergamo sono 1560, per gli ata circa 1400 e per gli “spezzoni” 1500. «Emerge anche una volta – ha aggiunto D’Acunzo – il popolo incompreso dei precari costretti a convivere con reiterate esperienza di interruzione forzosa del rapporto di lavoro. Per i precari il mese di giugno non è l’inizio delle vacanze bensì lo scorrere verso il basso della saracinesca che chiude il contratto a tempo determinato. Una situazione nei confronti della quale ribadiamo la nostra contrarietà. Il precariato nel mondo della scuola deve finire. Quello che i precari vivono in questi giorni di fine estate è un autentico dramma esistenziale, sociale e culturale che coinvolge centinaia di migliaia di lavoratori precari, nonché cittadini di una Repubblica fondata sul lavoro e non sul precariato».

«Per concludere, l’esercito dei precari è formato da tanti di giovani e meno giovani, tra i 23 e i 55 anni e che la politica quotidianamente, con il proprio silenzio e l’inerzia, contribuisce ad estendere. Chiediamo a gran voce uno stop al disastro sociale poiché essere precario nel mondo della scuola vuol dire patire sacrifici finanziari, esistenziali, affettivi, vuol dire riassaporare speranze poi disattese di assunzione a tempo indeterminato».

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