Lunedì 22 Settembre 2014

Si tolse passamontagna: fu riconosciuto

«Non è stato lui, aveva l’orticaria»

Il tribunale di Bergamo in via Bolfuro

«Non può essere stato Eugenio Russo a partecipare alla rapina a mano armata nella casa di Filippo Caldara ad Albino nel 2010. Se fosse stato lui sarebbe stato riconoscibile perché aveva l’orticaria con bolle e macchie in testa e sul viso».

A parlare così è Alessandro Turconi, avvocato di Eugenio Russo, 27enne parrucchiere di Sorisole già condannato in Slovenia a 14 anni per una rapina in banca e ora accusato in Italia di essere un componente della banda del «Ragno» con a capo Giambattista Zambetti.

Secondo l’accusa Russo, che ha scelto di essere processato con il rito abbreviato e per il quale il pm ha chiesto una condanna di 14 anni (rapina, tentato sequestro di persona, ricettazione e porto abusivo di armi), avrebbe messo a segno il 2 dicembre 2010 una rapina a casa di Filippo Caldara, l’imprenditore nel settore del commercio di giocattoli. C’erano andato con un complice e in casa si era imbattuto nella moglie dell’imprenditore, Lidia Bortolotti, che era incinta, e nel figlioletto di 18 mesi. Il colpo aveva fruttato 20 mila euro.

Russo si era tolto il passamontagna per il caldo, così la donna l’aveva visto in volto e l’aveva descritto come una persona senza nessun segno particolare. Nell’udienza di lunedì 22 settembre l’avvocato Turconi ha chiesto invece l’assoluzione del suo assistito perché ci sarebbero sei telefonate intercorse tra «Ragno» Zambetti e Russo poco prima della rapina in cui Russo diceva di stare male e di essere a letto imbottito di cortisone per un’intossicazione causata da farmaci e di avere l’orticaria con bolle in testa e macchie su collo e viso. Come poteva dunque non avere nessun segno particolare? È la tesi difensiva dell’avvocato. La sentenza è prevista il prossimo 6 ottobre.

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