Speculatori anti Italia un gioco pericoloso

Speculatori anti Italia
un gioco pericoloso

L’ultima volta che era successo fu all’inizio dell’estate del 2011. E già questo dovrebbe farci capire che non è una buona notizia. A quell’estate fecero infatti seguito l’autunno del boom dello spread e il gelido inverno del governo Monti con misure quotidiane per tirare la cinghia ed evitarci il tracollo finanziario. Ora ci risiamo. In vista delle prossime elezioni del 4 marzo, alcuni dei maggiori hedge fund internazionali, cioè dei fondi di investimento che manovrano enormi risorse sui mercati finanziari condizionandone il percorso, hanno scommesso contro l’Italia, prevedendone l’instabilità politica o economica dopo il voto.

Una differenza rispetto al 2011 c’è: allora i fondi di investimento giocarono enormi somme scommettendo sul tracollo dei titoli di Stato. E così fu: i nostri Bot e Btp videro i rendimenti schizzare alle stelle, sull’esempio del tracollo greco, causando un salasso per le casse dello Stato e obbligando il ricorso a misure draconiane sui conti pubblici.

Ora, se possibile, il gioco è ancora più pericoloso: la scommessa in ribasso viene fatta sul complesso della nostra economia, coinvolgendo le principali aziende italiane, sia i gruppi industriali sia quelli finanziari. Il meccanismo è piuttosto semplice e si è cercato più volte di vietarlo negli ultimi anni senza mai riuscirci. È quello delle cosiddette posizioni «a corto», le «short». Si vendono sul mercato massicci quantitativi di azioni che in realtà non si posseggono ma che si chiedono in prestito. La scommessa consiste nel fatto che quando scadono i termini del prestito e si devono riacquistare le azioni da restituire, il loro prezzo è nel frattempo crollato: la differenza costituisce il guadagno dello speculatore. Ovviamente il gioco riesce se si fa con soggetti deboli: così il gioco al ribasso innesca un vortice negativo. Se venisse fatto con soggetti forti costituirebbe un rischio troppo alto per lo speculatore finanziario con grossi pericoli di perdite.

Per dimostrare la fragilità italiana basta guardare agli andamenti di Borsa degli ultimi giorni: ieri ad esempio la sola paura di speculazioni ribassiste ha fatto perdere alla Borsa di Milano l’1,44% al quale va aggiunto un calo dello spread di circa 13 punti. Se qualcuno volesse consolarsi giustificando la perdita borsistica con un calo generalizzato dei titoli un po’ in tutto il mondo, lo spread sta lì a spiegarci che il rischio Italia è sempre maggiore rispetto agli altri Paesi e che il nostro trend economico-finanziario è certamente negativo con un balzo dello spread da inizio anno di circa 30 punti.

La speculazione sta tornando a muoversi in grande stile sul nostro Paese, individuato come anello debole nella Ue. A dar man forte alla speculazione è l’incertezza dei risultati elettorali previsti dai sondaggi ed i programmi anti europeisti di alcuni fra i maggiori partiti e movimenti in lizza.

A favore della speculazione sembra al momento giocare la schizofrenia dei risparmiatori italiani. Se, come risparmiatori, sono preoccupati della stabilità dei propri risparmi e dell’andamento delle economie familiari, non pare che la stessa preoccupazione faccia fare scelte politiche conseguenti.

Fino ad ora sta premiando presso gli elettori il clamore di talune promesse elettorali, seppure dovrebbe essere evidente spesso la loro insostenibilità economica. Anche fra i partiti e i movimenti in campagna elettorale, inseguendo le chimere dei sondaggi, pare prevalere l’assurdità di promesse facili rispetto la responsabilità di programmi sostenibili. Così gli speculatori trovano terreno fertile per le loro operazioni. E noi rischiamo di pagarne pesantemente le conseguenze.


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