Venerdì 10 Gennaio 2014

«Stamina, cure gratuite e donazioni?

Tutto falso: c’era un tariffario preciso»

Una ricercatrice durante uno studio del Dna in una foto d'archivio.
(Foto by ANSA/ETTORE FERRARI)

«Il mio Roberto è morto con la parola staminali sulle labbra. Ci ha sperato per cinque anni dopo la diagnosi di Msa, atrofia multisistemica, incurabile. Ci ha creduto fino all’ultimo respiro, il 12 marzo 2012. Io non posso dire niente sull’efficacia del Metodo Stamina, però una cosa la devo dire. Devo farlo per lui, per i malati e i loro familiari che vivono nella disperazione ed è giusto che sappiano: tutto era a pagamento. Tutto. E quando ho sentito Vannoni dire alle Iene che erano donazioni, non ho dormito tutta la notte».

Milena arriva da un funerale e fila veloce nel piazzale del condominio di Carvico dove abita, tentando di sfuggire ai giornalisti di mezza Italia. Hanno sollevato un polverone le sue dichiarazioni, comparse su «La Stampa», in merito ai soldi spesi per curare il marito Umberto Mattavelli (detto Roberto) con il Metodo Stamina di Davide Vannoni.

Dichiarazioni in cui smentisce che si tratti di cure gratuite. «La mattina dopo il servizio delle Iene ho chiamato Vannoni: “Dottore, cosa dici? Donazioni? Ma quali donazioni, come se fosse una cosa che potevi fare oppure no: c’era un tariffario preciso». Milena mostra un foglio fitto di cifre: lavorazione cellule, 8.000 euro; infusione, 1.200 euro; carotaggio, 2.000 euro; un generico «cellule» al prezzo di 27.000 euro.

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