Toglie il telefono al figlio adolescente
I giudici danno ragione alla mamma

Maria Angustias vive a Ejido, un piccolo comune andaluso famoso per le sue serre. Ha un figlio di quindici anni che non ama troppo lo studio e che non si allontana un attimo dall’amato smartphone.

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Ma una sera il ragazzo non ne vuole sapere di smettere di giocare con il cellulare per iniziare a studiare in previsione di un esame ed è più che mai recalcitrante a ogni divieto e imposizione. La signora Maria, esasperata, toglie il telefonino dalle mani del figlio e, dopo un breve scontro fisico, glielo requisisce.

Senza telefonino, spaesato e fuori di sé dalla rabbia, il teenager si rivolge al giudice denunciando la madre per maltrattamenti. La pena richiesta dall’accusa è di 9 mesi di reclusione e del pagamento delle spese processuali. Ma nei giorni scorsi arriva la decisione della Corte che sostiene la madre nella sua condotta e anzi ne loda l’operato, spiegando che togliere il telefono ai figli durante lo studio rientra nei diritti e negli obblighi di un genitore.

La peculiarità di questa vicenda andalusa dunque non è la madre che, esasperata, decide di requisire lo strumento diabolico, giacché sono scene del tutto normali al giorno d’oggi. La vera peculiarità è la reazione del quindicenne che ha deciso di andare dal giudice e chiedere per la madre 9 mesi di detenzione e il pagamento delle spese processuali per maltrattamenti domestici.

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