Mercoledì 13 Agosto 2008

Torri e grattacieli nella Bergamasca
Ma la «città verticale» è lontana

di Emanuele RoncalliGli esperti dicono che «la città verticale salverà l’umanità», ma a Bergamo – che non è New York né Hong Kong – difficilmente potrà sorgere un’intera metropoli slanciata verso il cielo, anche se qualche progetto, più che avveniristico, capace di cambiare lo skyline della Città dei Mille e dell’hinterland c’è già. Architetti e designer lo hanno già fatto vedere. Nel vicino futuro ci attendono torri gemelle a Calusco, grandi parallelepipedi nell’area della ex Sace, la Bergamo Tower nell’ex Centro Servizi di Azzano, un edificio di 88 metri della Provincia a Bergamo Sud, un’altra coppia di torri a Stezzano e ben quattro nel nuovo Polo del lusso ad Azzano, per finire con i 50 metri verticali nell’ex area della Cascina Cardinali di Azzano. E sono solo alcuni esempi. Finora è ancora tutto sulla carta. Solo la Torre del Sole di Brembate Sopra, che peraltro non è ad uso residenziale o commerciale, ma è una postazione astronomica, è diventata realtà.Il dibattito è più che mai aperto e non solo nei Consigli comunali. Tra sostenitori e detrattori dei grattacieli è battaglia. La discussione può far sorridere se si pensa ai veri grattacieli sparsi nel mondo: l’ultimo della serie, il più alto del mondo che sta sorgendo a Dubai, svetterà con i suoi 700 metri. Il confronto – d’accordo – è improponibile, ma è sul concetto di base, cioè lo sviluppo della città in verticale, che occorre dibattere e riflettere. A Milano, per non andare troppo lontani, entro il 2013 verranno completati 24 grattacieli. L’expo milanese ci riserverà poi altre sorprese. Certo, bisogna valutare ogni singolo caso, ogni singola situazione, perchè i contesti urbani dei nuovi insediamenti verticali sono diversi l’uno dall’altro. Tornando fra le mura amiche c’è da chiedersi: le nuove torri bergamasche saranno le prime di una lunga serie? Oppure saranno interventi a se stanti? E soprattutto come saranno giudicati dai bergamaschiIl piccolo proprietario di casa che chiede di alzare un sottotetto o il piano della propria abitazione e si vede respingere la domanda, sarà il primo a protestare per la protervia dei nuovi grattacieli. Il ragionamento può apparire fin troppo provinciale e riduttivo, ma la realtà delle cose non è poi tanto lontana.Chi scrive, teme più la cementificazione selvaggia di interi quartieri o i recuperi edilizi con aumenti di volumetrie ingombranti e in orizzontale, che una torre dalle linee architettoniche magari galattiche, ma capaci di caratterizzare un luogo, fino a diventare il simbolo di un’area, di un centro, e perchè no, di un paese.Anche i più famosi architetti sono divisi sulla «città verticale». Renzo Piano vede nella torre «un’idea di città sostenibile, equilibrata ecologicamente». Massimiliano Fuksas sogna di realizzare grattacieli ovunque. Joseph Rykwert li ritiene inutili. Mario Botta è piuttosto critico verso l’invasione dei giganti di vetro sempre più verticali. La realtà Bergamasca è di certo diversa, il grattacielo più alto raggiungerà al massimo una novantina di metri.Le linee - talvolta rigide, in altre casi più morbide – che caratterizzeranno le nuove torri daranno un’impronta futuristica a luoghi che oggi possono sembrare anonimi. Né si devono scandalizzare coloro che negli ultimi cinquant’anni hanno disegnato interi quartieri residenziali dei paesi della provincia con condomini e villette a schiera, senza particolare fisionomia, per non dire inguardabili. In qualsiasi paese della Bassa, delle Valli o dell’Isola ci sono esempi residenziali che fanno rabbrividire. Solo negli ultimi anni si è tentato di restituire a centri storici e a centri moderni un volto più pulito, con ristrutturazioni adeguate.Va da sé che chiunque boccerebbe una torre o un grattacielo piazzato davanti alla facciata di un monumento, una chiesa, un centro storico. Possono giustamente far discutere le torri dell’ex Sace, piazzate sotto le mura. Ma il contesto per altre costruzioni della provincia è completamente diverso. Guardando Città Alta da Stezzano o da Azzano forse un giorno troveremmo nello skyline un elemento in più. Ciò non deturperebbe di certo l’immagine della Città vecchia. Per quanto non vadano sottovalutati i problemi connessi alla concentrazione delle persone, alla viabilità attorno alle torri e così via, questi esempi di città verticale assommano anche vantaggi non indifferenti. Persino il critico Mario Botta afferma che «per rispettare il passato occorre essere autenticamente moderni» e quindi «non si capisce perchè la città non dovrebbe portare le tracce della contemporaneità».Quali sono dunque questi vantaggi? Chi predilige la costruzione in verticale afferma che si risparmia suolo, si libera superficie da destinare al verde. La torre può diventare persino un’attrazione turistica, racchiudendo in sè luoghi pubblici, uffici, ristoranti, giardini d’inverno, appartamenti, teatri, bar e così via. E si tratta solo di pochi esempi. E gli svantaggi? Può attirare traffico e aumentare il consumo energetico: roba di non poco conto, ma è difficile stabilire se gli svantaggi pesino di più sul piatto della bilancia.Le nuove torri sparse nell’hinterland non stravolgeranno l’intero volto della cintura cittadina. E a nostro avviso non saranno gli ecomostri del futuro. Bergamo, almeno in altezza, non deve gareggiare con alcuna città.Cosa ne pensi? 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e.roncalli

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