Tragedia di Pontida: la famiglia dell’autista si costituisce parte civile

Tragedia di Pontida: la famiglia
dell’autista si costituisce parte civile

Il processo per la tragedia ferroviaria di Pontida si svolgerà a ottobre. All’udienza preliminare i familiari dell’autista dell’ambulanza si sono costituiti parte civile.

Le indagini sono già state chiuse. Il pm Maria Cristina Rota lo scorso novembre aveva messo la parola fine all’inchiesta. Nell’ambulanza travolta dal treno persero la vita Umberto e Claudio Pavesi, padre e figlio di Filago, di 79 e 59 anni. Nell’incidente riportò gravissime ferite il conducente del mezzo di soccorso Rosario Drago di Cisano.

Unico indagato è il dirigente movimento di turno quella mattina alla stazione di Ambivere, chiamato a rispondere delle accuse di disastro ferroviario colposo e omicidio colposo plurimo e assistito dall’avv. milanese Paola Landriani.

L’udienza preliminare era stata fissata inizialmente per il 13 maggio scorso, poi però è slittata al 4 giugno. Il punto critico di tutta l’indagine riguarda le sbarre del passaggio a livello di Pontida: dopo che, a causa di un problema tecnico, quella mattina erano rimaste a lungo abbassate, il personale delle ferrovie aveva attivato l’innalzamento manuale.

L’ambulanza dopo la tragedia

L’ambulanza dopo la tragedia

A un certo punto, le sbarre si erano alzate proprio mentre stava arrivando il treno per Lecco, e il convoglio aveva travolto un’ambulanza che, trovato il passaggio aperto, lo aveva superato.

A bordo oltre al conducente Rosario Drago, 50 anni di Cisano, rimasto gravemente ferito (ora difeso dallo Studio legale Isolabella di Milano), anche padre e figlio, diretti alla casa di cura per un ricovero. Gli accertamenti avevano subito portato al meccanismo di azionamento manuale delle sbarre, alla stazione di Ambivere.

La consulenza tecnica del pm avrebbe portato gli inquirenti alla conferma delle ipotesi iniziali, con indicazione come unico responsabile dell’accaduto.

Il dirigente del movimento ha sempre sostenuto di aver azionato quel comando, ma un’ora prima della tragedia, e quindi di non essere responsabile dell’apertura delle sbarre in quel momento.


© RIPRODUZIONE RISERVATA