Tragedia in mare: 700 vittime Maroni: strage annunciata

Tragedia in mare: 700 vittime
Maroni: strage annunciata

«Provo orrore per questa strage annunciata. C’è un solo modo per evitare queste tragedie: bloccare le partenze. Si può fare? Certo, l’avevo fatto io, da Ministro dell’Interno. Il Governo italiano deve smetterla con chiacchiere e lamenti ipocriti e pretendere che l’Europa faccia due cose: primo, blocco navale di fronte alle coste della Libia».

Lo scrive sulla sua pagina di Facebook il presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni in merito alla morte di 700 immigrati nel canale di Sicilia. E continua: «Secondo, allestire campi profughi sulle coste africane per prendersi cura e tenere lì chi scappa dalle guerre e vuole prendere un barcone per venire in Italia».

Un peschereccio proveniente dall’Egitto con a bordo circa 700 migranti si è capovolto nella notte tra sabato e domenica nel Canale di Sicilia, a circa 60 miglia a nord della Libia. Un mercantile (nella foto) dirottato nella zona ha recuperato solo 28 superstiti, per cui si teme che il bilancio del naufragio sia di poco meno di 700 vittime. I cadaveri recuperati finora sono 24. «Si stanno cercando letteralmente le persone superstiti tra i cadaveri che galleggiano in acqua» testimonia il premier maltese, Joseph Muscat.

Guerini, Cicchitto, Carbone, Camilleri e ipocriti compagni vari, mi accusano di essere uno "SCIACALLO".Abbiate la...

Posted by Matteo Salvini on Domenica 19 aprile 2015

L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati parla di «un’ecatombe senza precedenti». E subito si rincorrono le reazioni politiche. Dalla commozione di Renzi («Nel Mediterraneo tutti i giorni c’è una strage, come restare insensibili?») agli attacchi di Salvini («Altri morti sulle coscienze del premier e di Alfano»). Mentre Papa Francesco, nell’Angelus della domenica, fa appello alla comunità internazionale perché «agisca con decisione» per evitare altri disastri e ricorda che le vittime «sono uomini e donne come noi, fratelli nostri, affamati, perseguitati, vittime di guerra, sfruttati che cercano una vita migliore».


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