Uccise l’ex convivente a Leffe operaio condannato a 30 anni

Trent’anni di carcere per omicidio premeditato. È la condanna che oggi pomeriggio il Tribunale di Bergamo ha inflitto ad Enea Manganoni, il trentenne operaio di Albino in carcere con l’accusa di aver ucciso l’ex convivente Giovanna Maffeis, 34 anni, di Fiorano al Serio, il 28 maggio 2003.

Il giudice dell’udienza preliminare ha quindi confermato la richiesta del pubblico ministero, avvalorando le tesi dell’accusa, secondo la quale l’omicidio venne così ricostruito.Dopo un periodo di tensioni con Giovanna Maffeis (con la quale aveva convissuto per circa 4 anni), la sera del 28 maggio scorso Enea Manganoni avrebbe raggiunto la donna a Leffe, alla ditta «Texo», dove la ragazza lavorava. Un sessantenne della zona lo vide arrivare e suonare il campanello, quindi iniziare a discutere con la donna. Di fatto nessuno ha però assistito al delitto. Sempre secondo gli inquirenti il trentenne avrebbe colpito ripetutamente Giovanna Maffeis, forse con il coltello a serramanico che poi gli venne trovato in tasca al momento del fermo. Otto coltellate, delle quali due letali. Quindi, Manganoni avrebbe tentato la fuga: prima verso il monte Croce, poi a Lovere e quindi a Endine, dove lo trovarono i carabinieri di Clusone. I militari, nel tentativo di rintracciarlo, provarono a contattarlo al suo cellulare, mandandogli sms e lasciandogli messaggi in segreteria telefonica. A un certo punto Manganoni aveva riacceso il telefono ed era stato localizzato a Endine, all’albergo Sporting, dov’era stato bloccato e posto in stato di fermo. Da quel giorno Enea Manganoni si trova in carcere. Durante gli interrogatori sia da parte del pm che da parte del gip, si è sempre avvalso della facoltà di non rispondere alle domande. Oggi la sentenza, e la pesante condanna.

(11/10/2004)

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