Martedì 09 Settembre 2003

«Un semaforo per quelle strisce pedonali»

Il bambino era morto investito da una Porsche sulle strisce pedonali la sera del 5 giugno mentre andava all’oratorio. Avrebbe compiuto 11 anni il 27 agosto. La sorella maggiore Barbara gli ha scritto una lettera: «Guardo quella porta e so che il 5 giugno sei uscito di casa e non sei più tornato. Oggi la mamma ha preparato il tuo piatto preferito e ha apparecchiato la tavola per cinque persone, con l’unica differenza che il tuo posto è rimasto vuoto...».

Una lettera accorata. Lo era anche quella che monsignor Mario Peracchi aveva inviato alle autorità a ridosso della tragica morte del ragazzino. Il parroco ricordava che purtroppo Matteo non era la prima ma la terza vittima falciata in quel punto di via Corpo italiano di Liberazione e che molte di più erano state le persone incorse in incidenti minori. Le strisce pedonali insanguinate sono state diligentemente ridipinte in luglio (manutenzione già prevista da tempo) e basta.

«Alcuni giorni fa - dice monsignor Peracchi - un’auto salendo con la ruota sul marciapiede ha divelto i tre alberelli che crescevano proprio sul lato della strada dell’incidente. Ci sono anche altri attraversamenti pericolosi nel quartiere, si vuole fare qualcosa? A giugno ho ottenuto l’attenzione solo del presidente della Circoscrizione, ma finora non ci sono stati segnali di voler sistemare la strada».

Così sabato 13 (dalle 17 in poi) e domenica 14 settembre (dalle 8 alle 13 e dalle 15 in poi), per iniziativa della famiglia Bruzzese e nell’ambito della Festa della comunità della parrocchia di Loreto, comincia la raccolta di firme per chiedere l’installazione di un semaforo a pulsante e un’adeguata segnalazione del passaggio pedonale di via Corpo di Liberazione. Le firme saranno raccolte ai tavolini sistemati davanti alla chiesa parrocchiale in via Kolbe e davanti all’ingresso dell’auditorium in via Loreto.

«Il 27 agosto - racconta la mamma di Matteo, Vincenza Ientile - ho portato dei fiori nel punto dove mio figlio è morto e ho trovato giocattoli e peluche. Matteo non è stato dimenticato. Per andare a lavorare io attraverso quelle strisce due volte al giorno. È una croce in più. E non posso pensare che succeda ad altri». «Non ci arrenderemo - dice Giuseppe Bruzzese, papà di Matteo - crediamo che il problema della sicurezza del quartiere interessi tutte le famiglie».

(09/09/2003)

f.tinaglia

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