Zone rosse «anti-illegalità» La Direttiva di Salvini ai prefetti
Il ministro Salvini (al centro con il maglione rosso scuro) durante la sua ultima visita a Bergamo

Zone rosse «anti-illegalità»
La Direttiva di Salvini ai prefetti

Il ministro dell’Interno ai prefetti: seguite l’esempio di Bologna e Firenze, dove è stato vietato «lo stazionamento a persone dedite ad attività illegali, disponendone l’allontanamento, nelle aree urbane caratterizzate da una elevata densità abitativa e sensibili flussi turistici, oppure che si caratterizzano per l’esistenza di una pluralità di istituti scolastici e universitari». Un provvedimento simile, riguardante la presenza di strutture di accoglienza per migranti, è stato adottato anche a Calolziocorte.

«Contrastare in modo più efficace il degrado urbano e rafforzare la sicurezza delle città affiancando le ordinanze prefettizie agli strumenti previsti dal decreto Sicurezza». Sono queste le indicazioni contenute nella Direttiva inviata dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini, a tutti i prefetti con la quale si chiede di convocare i Comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza pubblica nell’ambito dei quali «dovrà essere avviata una disamina delle eventuali esigenze di tutela rafforzata di taluni luoghi del contesto urbano».

Le ordinanze prefettizie, scrive ancora Salvini nella Direttiva, devono dunque essere «funzionali a potenziare l’azione di contrasto al radicamento di fenomenologie di illegalità e di degrado che attentano alla piena e civile fruibilità di specifici contesti cittadini. L’invito è quello dunque di seguire l’esempio di città come Bologna e Firenze, dove i prefetti hanno emesso provvedimenti che «vietano lo stazionamento a persone dedite ad attività illegali, disponendone l’allontanamento, nelle aree urbane caratterizzate da una elevata densità abitativa e sensibili flussi turistici, oppure che si caratterizzano per l’esistenza di una pluralità di istituti scolastici e universitari, complessi monumentali e culturali, aree verdi ed esercizi ricettivi e commerciali». In sostanza vere e proprie zone rosse in cui è vietato l’accesso a determinati soggetti. Nelle scorse settimane era nata una polemica attorno a un’iniziativa di questo genere presa dall’amministrazione comunale di Calolziocorte, con un regolamento sulle strutture di accoglienza per migranti che introduceva sul territorio zone rosse (dove gli insediamenti sono vietati) e blu.

La convocazione dei Comitati per l’ordine pubblico è funzionale a individuare le zone a maggior degrado. Un’analisi che dovrà essere svolta con «la massima celerità» in modo da mettere in campo «una complessiva strategia di intervento». I risultati dell’attività dei Comitati, dice ancora la Direttiva, dovranno essere comunicati «tempestivamente» al Gabinetto del ministro, «segnalando mediante una articolata relazione i provvedimenti adottati», mentre a partire da giugno ogni tre mesi i prefetti dovranno inviare al Viminale un report trimestrale «sul monitoraggio condotto in relazione alle ricadute delle ordinanze adottate».


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