Cani e gatti nelle case
Aumento con la pandemia

In Italia il rapporto tra animali domestici e popolazione residente è di 1 a 1. Nel nostro Paese, secondo il censimento Assalco-Zoomark 2020, erano presenti 60,27 milioni di animali d’affezione nel 2019. L’Enpa ha poi riscontrato una decisa crescita nel 2020, durante la pandemia e il lockdown: il 15 per cento in più di assegnazioni rispetto all’anno precedente.

Cani e gatti nelle case     Aumento con la pandemia
Il rapporto con gli animali domestici è da impostare come «custodia» e non come «possesso» Foto Roberto Giussani

Un’inchiesta di otto pagine sugli animali domestici si può leggere su eco.bergamo , la rivista di ambiente, ecologia e green economy in edicola domenica 8 agosto gratis con L’Eco di Bergamo. L’aumento di cani e gatti nelle case è stato ricondotto al desiderio di condividere i momenti di solitudine, ma anche alla possibilità, grazie allo smart working e alla didattica a distanza, di occuparsi con più attenzione dei nuovi ospiti. I benefici sono molteplici e confermati da numerose evidenze scientifiche. Oltre alla Pet Therapy, impiegata in programmi riabilitativi neuromotori, sensoriali e psicologici, gli animali da affezione sono una fonte preziosa di benessere anche nella vita quotidiana. La relazione con loro attiva risorse, energie, stimoli e supplisce a carenze affettive . Un gruppo di ricercatori giapponesi ha riscontrato, nel rapporto con i cani, un nesso con l’aumento dei livelli di ossitocina, l’ormone che favorisce i legami di attaccamento e le relazioni affettive umane.

L’aumento anche nella Bergamasca

La crescita è avvenuta anche nella Bergamasca: il Rifugio del Cane di Seriate è riuscito a offrire una casa anche agli esemplari con problemi non banali e bisogni difficili da soddisfare. Il gattile Enpa di Bergamo ha registrato, invece, un incremento dei volontari: un segnale della riscoperta del valore della solidarietà.

L’associazione Lav segnala, però, il rovescio della medaglia: diverse famiglie hanno vissuto, a causa della pandemia, notevoli difficoltà economiche nel mantenere i propri animali. Non solo i costi indifferibili, come quelli per il cibo e per le spese mediche, pesano sui conti domestici, ma anche quelli per accessori, giochi e toeletta. Il rischio più temuto è quello degli abbandoni e del randagismo. La diffusione del traffico illegale di cuccioli, intanto, vale circa 300 milioni di euro all’anno secondo i dati forniti dal ministero della Salute . Affidarsi a enti e allevatori certificati e informarsi in modo puntiglioso prima di compiere la scelta dell’animale da portare in casa sono passi, mai come ora, di primaria importanza.

Il modello «One Health»

Il fenomeno, comunque, può rivelarsi del tutto positivo. Il rinnovato interesse per gli animali domestici può, secondo lo scrittore e ricercatore Henry Mance, portarci a ripensare il nostro rapporto con la Terra e con tutti i suoi abitanti. La pandemia, del resto, ci ha aiutato a capire quanto l’equilibrio, che ci lega al mondo naturale, sia fragile. Una piccola, grande rivoluzione è già in atto . Le organizzazioni internazionali, la Commissione europea, il governo italiano hanno già reso proprio il modello sanitario «One Health»: la salute umana, quella animale e quella dell’ecosistema sono connesse in modo indissolubile.

L’inchiesta di eco.bergamo non parla solo di cani e gatti, ma anche degli animali meno convenzionali, pappagalli, cavie, conigli e pesci ornamentali, verso cui l’interesse si è allargato . La permanenza forzata in casa, insomma, ha aperto nuovi orizzonti. Ora è necessario ripensare il nostro rapporto con tutti gli abitanti della Terra, riconoscendo che noi e loro siamo legati da un unico destino.

Custodia e non possesso

Barbara De Mori, docente di Bioetica veterinaria all’Università di Padova, osserva come parlare di «possesso» di animali sia sbagliato e come il rapporto sia da ripensare come «custodia» . Il loro benessere passa dalla consapevolezza della nostra responsabilità nei loro confronti, affidandoci alle indicazioni degli esperti. La custodia comporta anche il riconoscimento del profondo legame con la salute dell’ambiente: ogni animale domestico, piccolo o grande, ha un’impronta carbonica, a causa del consumo di risorse, della relazione con la fauna selvatica e di molti altri fattori. Il compito dell’uomo è mitigarne e compensarne l’impatto ambientale.

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