I giovani: l’Italia dichiari l’emergenza climatica
La manifestazione di oggi, venerdì 24 maggio, a Bergamo (Foto by (foto bedolis))

I giovani: l’Italia dichiari
l’emergenza climatica

«Cambiamo il sistema non il clima» e «Non c’è una pianeta B» sono tra gli slogan del secondo sciopero globale del movimento «Fridays for future», ispirato dalla sedicenne svedese Greta Thunberg, tenutosi il 24 maggio. Migliaia di studenti sono scesi in piazza anche in Italia per gridare come non ci sia più tempo da perdere contro il riscaldamento globale, chiedendo che anche il nostro governo dichiari «l’emergenza climatica».

In questo modo il parlamento sarebbe vincolato a legiferare con il vincolo della questione ambientale. Regno Unito e Irlanda sono stati i primi Paesi che hanno dichiarato l’emergenza ambientale e climatica, insieme a enti locali di tutto il mondo.

A Bergamo gli studenti erano accompagnati, in questa seconda manifestazione, dai protagonisti de «Lo spirito del pianeta» e hanno lanciato slogan di impegno a favore dell’ambiente a partire dalla scuola e dal territorio, chiedendo, negli istituti, un uso migliore degli impianti di riscaldamento, l’eliminazione dei prodotti usa e getta, la selezione dei progetti di alternanza solo con aziende che promuovono la sostenibilità.

«Negli ultimi mesi, i giovani sono diventati sempre più espliciti, come si rileva, ad esempio, negli imponenti “scioperi per l’ambiente”. La loro frustrazione e rabbia verso la nostra generazione è palese. Rischiamo di finire per derubarli del loro futuro», dichiara il cardinale Peter Turkson, prefetto del dicastero vaticano per lo Sviluppo umano integrale. «Bisogna fare appello ai leader politici ad essere molto più coraggiosi e ad ascoltare il grido drammatico che si leva dalla comunità scientifica e dal movimento dei giovani per il clima», aggiunge.

«Ben venga un fenomeno come Greta Thunberg, purché se ne parli», affermano i maggiori esperti italiani di clima e di meteorologia. «Nel sensibilizzare l’opinione pubblica – rileva Antonello Pasini, ricercatore del Consiglio nazionale delle Ricerche e docente di Fisica del clima presso l’Università Roma Tre – in sei mesi Greta ha fatto quello che noi scienziati non abbiamo fatto in trent’anni. Le sue affermazioni sono basate su evidenze scientifiche».

I livelli raggiunti dalle temperature parlano chiaro: gli ultimi quattro anni sono stati i più caldi mai registrati nel mondo, il 2018 il quarto più rovente, dopo il 2016, il 2017 e il 2015. La soglia delle 300 parti per milione di anidride carbonica nell’atmosfera, rimasta oscillante per molte migliaia di anni tra 170 e 280, è stata superata alla metà degli anni Cinquanta del Novecento. Oggi siamo oltre le 400: gli scienziati hanno calcolato come non sia stata mai così alta negli ultimi 800 mila anni. In pochissimi decenni, bruciando carbone, gas, petrolio – l’immenso giacimento fossile, lasciatoci in eredità dagli esseri viventi succedutisi nel corso di milioni di anni – l’uomo ha cambiato la composizione dell’aria e ha determinato l’aumento di un grado della temperatura. Se non ci fossero state emissioni umane, il clima sarebbe stato costante. I cambiamenti climatici hanno evidenti impatti anche su migrazioni, guerre e politica.

Gli eventi estremi si susseguono. L’«effetto serra» causa la trasformazione del regime delle piogge, meno frequenti e diluite, ma più rare e alluvionali, così come la siccità e gli incendi. Aumenta la frequenza di inondazioni, alluvioni, ondate di calore. I temporali, quando arrivano, sono violenti, sempre più spesso accompagnati da trombe d’aria, veri e propri tornado anche alle nostre latitudini.

Il rapporto redatto da Ecologic Institute e Climact, per conto della European Climate Foundation, ha già osservato che gli impegni promessi dagli Stati dell’Unione Europea nei Piani nazionali energia e clima 2030 non sono in grado di mettere il continente sulla strada giusta e di rispettare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. All’Italia, in particolare, sono rimproverati la mancanza di un programma per l’eliminazione graduale dei combustibili fossili, la carenza di dettagli sulle misure per favorire le fonti rinnovabili, gli obiettivi troppo deboli riguardo all’efficienza energetica.

Il sondaggio del numero di maggio del mensile «eco.bergamo» rivela che più dell’80 per cento dei bergamaschi approva come il proprio Comune ha organizzato il sistema di raccolta e smaltimento dei rifiuti: il 51% è abbastanza soddisfatto, il 29% addirittura molto soddisfatto. Positivo, per il 62% dei partecipanti, anche il giudizio sulla cura del verde pubblico: gli abbastanza soddisfatti sono il 49%, molto soddisfatti il 13%. Al sondaggio hanno partecipato 1.400 bergamaschi, raccontando quanto vorrebbero per l’ambiente e che cosa si aspettano dai futuri amministratori. Il mensile fa il punto su argomenti diventati di grande attualità proprio grazie al successo planetario della protesta di Greta Thunberg, che già il 15 marzo scorso ha portato milioni di ragazzi a scendere in piazza.

Il movimento ha dichiarato: «Non c’è nessun partito che rappresenti gli attivisti di Fridays for Future! Ci sembra già di ascoltare le dichiarazioni dei politici di questa o quella fazione che tentano di appropriarsi politicamente dello spirito delle manifestazioni. In questi anni nessuno di loro ha fatto nulla per scongiurare il disastro climatico e ambientale: nessun partito si deve azzardare ad avvicinarsi ai nostri cortei o ad utilizzarli come spazi per la campagna elettorale! È necessario che si mantenga la più totale autonomia, rilanciando invece su mobilitazioni costanti e sui momenti di confronto e di formazione. Ciò che ci interessa non è il risultato del 26 maggio, ma i risultati concreti che si otterranno nei mesi successivi!».


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