Sabato 14 Dicembre 2013

Ippocastani in centro

salvati da un’iniezione

Gli ippocastani di Bergamo

Era un autunno in anticipo, con gli alberi quasi spogli e tappeti di foglie gialle a ricoprire i marciapiedi. Ma con accanto le aiuole rigogliose di fiori colorati ed erba fitta. Così apparivano fino all’estate scorsa i viali principali della città, da Papa Giovanni XXIII fino alle Mura, passando per Vittorio Emanuele.

Gli ippocastani erano stati colpiti dalla larva di un insetto proveniente dalla Macedonia, la Cameraria ohridella, capace di far «appassire» gli alberi con mesi di anticipo rispetto al calendario vegetativo e al ritmo “naturale” e in grado di ucciderli lentamente, fino a farli cadere. ù

Gli ippocastani cittadini sono guariti e tornati a produrre le castagne «genge» grazie a una speciale cura, una sorta di puntura miracolosa: «Sono stati sottoposti a un particolare trattamento endoterapico nel 2012 – spiega Massimo Bandera, assessore all’Ambiente di Bergamo – e questa estate abbiamo potuto riscontrare l’esito positivo della cura. Solo in alcuni sporadici casi le piante non sono guarite, a causa delle cattive condizioni di salute.

È stato necessario l’abbattimento perché pericolosi per la sicurezza». La larva della Cameraria ohridella, difatti, si insinua tra le foglie e la corteccia «rosicchiando» e fino a compromettere la stabilità dell’ippocastano. Il trattamento è stato eseguito da due operatori della cooperativa Eco-Tipa di Piacenza: «Si tratta di iniezioni di un insetticida – spiega il vicepresidente Giuseppe Ronchetti – che hanno sostituito le vecchie flebo. Siamo intervenuti su un centinaio di alberi tra ipocastani, platani e tigli.

L’operazione andrà ripetuta ogni due anni perché il prodotto ha una durata limitata nel tempo. «La maggior parte degli alberi – chiude Bandera - oltre a essere stati curati sono stati anche nutriti, in modo che siano rinvigoriti. Inoltre, avvieremo nelle prossime settimane un intervento sulle aiuole di Viale Papa Giovanni in cattive condizioni a causa del continuo calpestio. Rimuoveremo la terra complessata per consentire l’ossigenazione e delimiteremo e delimiteremo le aiuole».

© riproduzione riservata