Supercaldo da record e Italia «negazionista»
Il 27 giugno, in molte città italiane, si supererà il muro dei 40 gradi

Supercaldo da record
e Italia «negazionista»

Il clima è cambiato. A causa delle emissioni umane di gas serra a partire dalla Rivoluzione industriale. In Italia, tra l’altro, il riscaldamento già avvenuto è il doppio della media globale. Il 27 giugno l’anticiclone africano è al culmine e porta, nel Nordovest a circa 1600 metri, tra i 26 e i 28 gradi, mai visti a quell’altitudine. La temperatura varia di un grado ogni 100 metri di quota: il muro dei 40 gradi sarà superato in molte città. È attesa un’afa molto forte, con evidenti disagi per tutta la popolazione, in particolare per anziani e bambini.

Se nell’atmosfera c’è più calore, c’è più energia per i fenomeni atmosferici: per questo motivo, i temporali sono più violenti, le trombe d’aria veri e propri tornado, i fulmini più frequenti, le grandinate più devastanti. Lo si vede sempre più spesso in ogni parte d’Italia, con danni non solo ambientali ma anche economici molto pesanti. Milano, a metà secolo, potrebbe diventare calda come l’Egitto. Il Medio Oriente arriverebbe a temperature per ora non presenti in nessuna area geografica abitata.

Le conferenze dell’Onu sul clima si tengono dal 1992. Da circa trent’anni sappiamo tutto: cause ed effetti. Ma abbiamo perso decenni preziosi in sterili negoziati. Le lobby del petrolio hanno ostacolato la conversione energetica. Ora – come avverte l’ultimo rapporto dell’Ipcc, il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico – ci restano poco più di dieci anni per evitare conseguenze tragiche per l’umanità. C’è un intero sistema energetico da rottamare, perché bisogna passare dalle fonti fossili, generatrici di gas serra, a quelle rinnovabili. Ma la gente – di fronte a un pericolo gravissimo e imminente – preferisce nascondere la testa sotto la sabbia. Come gli struzzi. E – da Trump a Bolsonaro, all’Australia – sceglie politici «negazionisti». L’umanità sta ballando, allegramente, sul Titanic che affonda.

L’ultimo allarme è stato lanciato in queste ore dal relatore speciale dell’Onu sull’estrema povertà e i diritti umani, Philip Alston. «Il cambiamento climatico minaccia di annullare gli ultimi cinquant’anni di progressi nello sviluppo, nella salute globale e nella riduzione della povertà». Ha avvertito che la crisi climatica «potrebbe condurre oltre 120 milioni di persone in più in povertà entro il 2030». «Ancora oggi – aggiunge – troppi Paesi stanno facendo passi miopi nella direzione sbagliata».

Un abbeveratoio senz’acqua in Australia

Un abbeveratoio senz’acqua in Australia

I poveri del mondo – come scriveva già Papa Francesco nella «Laudato si’» – rischiano di essere colpiti più duramente dall’aumento delle temperature, dalla potenziale penuria di cibo e dai conflitti che potrebbero accompagnare la crisi climatica. Si prevede che le nazioni in via di sviluppo soffriranno almeno tre quarti degli effetti, benché la metà più povera della popolazione mondiale generi solo il 10 per cento delle emissioni di anidride carbonica.

Purtroppo l’Italia ha rinunciato a ospitare la Cop 26 sul clima nel 2020, una scadenza importante perché dovrà verificare se i Paesi che hanno aderito all’Accordo di Parigi sul clima intendono aumentare le proprie ambizioni nella riduzione delle emissioni dei gas serra, visto che gli impegni presi fino ad ora – come ammonisce l’Ipcc – sono globalmente insufficienti a stabilizzare l’aumento delle temperature sotto i 2 gradi. L’Italia, per una questione cruciale per il futuro dell’umanità, avrebbe potuto svolgere, ospitando e presiedendo la Cop 26, un ruolo europeo e internazionale molto difficile, ma di assoluto rilievo. La Lega di Salvini, purtroppo, ha sposato il «negazionismo» di Trump, così come tutte le posizioni del presidente Usa in politica estera. Anche contro gli interessi italiani. Il leader leghista, in campagna elettorale, aveva affermato: «Parlando di riscaldamento globale, siamo a metà maggio… io invoco il riscaldamento globale perché un freddo simile non c’è mai stato in Italia negli ultimi anni, siamo costretti a riaccendere il riscaldamento». Una posizione speculare a quella espressa Donald Trump durante le gelide tempeste invernali che hanno colpito gli Stati Uniti lo scorso gennaio, quando il presidente Usa twittò «che diavolo sta succedendo con il riscaldamento globale? Torna presto, abbiamo bisogno di te». La posizione di Salvini, del resto, non è una novità. Quando nell’ottobre 2016 l’Europarlamento ratificò l’Accordo di Parigi, con 610 voti a favore, 31 astensioni e 38 contrari, tutti gli eurodeputati italiani espressero il proprio assenso, tranne cinque leghisti. Oggi due di questi sono al governo: oltre a Salvini, il ministro per la Famiglia, Lorenzo Fontana. Negare il problema non aiuta sicuramente.

Il ministro per l’Ambiente, Sergio Costa, ha saggiamente replicato al vicepremier: «Il riscaldamento globale è un fenomeno planetario a lungo termine che non esclude locali e brevi periodi più freddi del consueto, peraltro sempre più rari. Tra il 2010 e il 2018 i record di caldo sono stati 12 volte più numerosi di quelli di freddo.

Una secca del fiume Po

Una secca del fiume Po

Non bisogna confondere i concetti di tempo – ovvero le situazioni meteorologiche a scala locale nell’orizzonte di ore o pochi giorni – e di clima – ovvero l’evoluzione delle condizioni medie su lunghi periodi, alla scala di decenni e secoli. L’aumento delle temperature medie in Italia, negli ultimi due secoli, è stato di ben 2 gradi. Il 2018 è risultato l’anno più caldo dal 1800. I cambiamenti climatici non sono un’opinione, ma dati scientifici. L’Italia è in prima linea per combatterli». La bozza di Piano nazionale energia e clima che il governo ha presentato all’Unione europea, peraltro, non arriva a un terzo dell’impegno necessario per raggiungere gli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi.

C’è molto entusiasmo per le Olimpiadi invernali del 2026 a Milano e Cortina. Ci si domanda, innanzitutto, quanto nevicherà ancora fra sette anni: si dovrà ricorrere massicciamente all’innevamento artificiale? Chi scrive, francamente, avrebbe preferito che in Italia si tenesse la Cop sul clima del 2020, decisiva per le sorti del pianeta.


diego.colombo@eco.bg.it
Diego Colombo Giornalista

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