Troppa luce, salute e ambiente a rischio
L’inquinamento luminoso dell’agglomerato urbano di Bergamo, visto da Città Alta

Troppa luce, salute
e ambiente a rischio

«Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me», scriveva il filosofo tedesco Immanuel Kant. Oggi l’Europa è tra le aree più illuminate del mondo, così che le zone di buio sono scomparse: ammirare le stelle è diventato molto arduo, in particolare nella Pianura Padana.

Anche la Bergamasca, pur conservando zone meno esposte, risente in modo pesante del flusso luminoso dell’agglomerato urbano. L’estensione delle luci artificiali disorienta gli animali e anticipa le fioriture. I rimedi sono il controllo dei flussi e i sensori.

Un’inchiesta di sei pagine sull’inquinamento luminoso si può leggere nel numero di febbraio di eco.bergamo, il supplemento mensile di ambiente, ecologia, green economy. L’inquinamento luminoso è un alto fattore di rischio per la sopravvivenza degli ecosistemi, la salute dell’uomo, i cambiamenti climatici. Uno studio condotto dai ricercatori dell’Università inglese di Exeter, pubblicato dalla rivista scientifica Nature Ecology and Evolution, lo denuncia con forza. L’ampiezza e l’intensità delle conseguenze rilevate richiedono interventi urgenti per limitare l’illuminazione notturna a quando è necessaria, così da minimizzarne l’impatto ecologico. Lo studio cita i dati di 126 ricerche.

Il problema, a lungo sottovalutato, è una questione internazionale, perché la luce viaggia per centinaia di chilometri. L’illuminazione del pianeta, con un ritmo di crescita del 2% annuo, ha raggiunto livelli mai visti. L’inquinamento luminoso colpisce l’80% della popolazione mondiale, ma negli Usa e in Europa riguarda nove cittadini su dieci. Studiare il cielo per gli astronomi è diventato difficile, mentre lo spreco di energia e le emissioni di gas serra per l’illuminazione sono ingenti, quantificabili in Europa in 30 miliardi di kg di anidride carbonica all’anno. Servirebbero due miliardi di alberi ad alto fusto solo per compensare le emissioni legate all’illuminazione stradale. Oggi la paura del buio nasce anche da una legittima domanda di sicurezza, ma è diventata un’ossessione, pagata a caro prezzo. La luce artificiale accelera e anticipa i processi della fotosintesi, innescando le crescite stagionali e le fioriture. Alcuni animali sono diventati notturni per evitare l’uomo, cambiando le proprie abitudini di caccia. La fauna illuminata diventa una preda facile: la catena alimentare è alterata. Anche la salute, fisica e mentale, dell’uomo soffre le conseguenze di un pianeta dove il ciclo naturale della luce è scomparso.

I rimedi? Gli impianti innovativi che dirigono l’illuminazione a terra e non producono abbagliamento. I Comuni devono adeguarsi alle norme e utilizzare le nuove tecnologie. Le luci a led offrono la possibilità di creare scenari diversi, a seconda dell’orario della notte, e controllare il flusso luminoso, abbattendo i consumi. Si possono introdurre sensori di movimento nelle zone da sorvegliare, come i parcheggi. Si può modulare l’illuminazione sulla base delle necessità. Il principio vale anche nelle abitazioni. Il mercato della luce si sta evolvendo, combinando l’efficienza con il benessere.


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