Domenica 25 Aprile 2010

Saviotti: «Nessuna intenzione
di vendere il Credito Bergamasco»

«Nella vita può capitare di tutto, ma io non ha alcuna intenzione di vendere il Credito Bergamasco». Così Pier Francesco Saviotti, amministratore delegato del Banco Popolare (che controlla l'89% circa del Creberg), ha risposto a un socio che gli chiedeva dichiarazione esplicita che non venderà il Credito Bergamasco. «Non si possono mai fare affermazioni definitive, ma questa è la partecipazione che ci ha dato, ci sta dando e ci darà i migliori risultati, per cui è ben lontano dalla mia mente pensare di volerlo vendere».

Saviotti ha parlato sabato all'assemblea dei soci del Banco, la prima fuori Verona, allo Sporting Village di Novara. L'assemblea, durata quasi sette ore, con una ottantina di interventi limitati con rigore e l'aiuto di un semaforino dal presidente Carlo Fratta Pasini ai canonici tre minuti, ha visto la presenza di circa 13.500 soci (deleghe incluse), con un picco di 12.500 (7.500 di persona) in contemporanea: cifre che fanno di quella di Novara, dove un'assemblea di grande banca mancava dal 2002, la più affollata riunione nella storia delle aziende italiane.

Nel primo anno di gestione Saviotti («Ma il merito è di tutta la squadra» - ha ricordato), dopo l'uscita a fine 2008 di Fabio Innocenzi, compromesso nella catastrofica gestione di Italease, il Banco si è prontamente rimesso in carreggiata. Dalla perdita di 333 milioni del 2008 che aveva impedito la distribuzione del dividendo, è passato nel 2009 ad un utile di 267 milioni - che pure sconta la perdita di 112 milioni di Banca Italease, consolidata per la prima volta - con il ritorno ad una cedola di otto centesimi, in pagamento dal 27 maggio (stacco il 24).

A dimostrazione della fiducia accordata al nuovo corso, l'assemblea ha approvato ad ampia maggioranza (circa 8.500 i presenti al momento del voto), con contrari nell'ordine delle unità, l'intero ordine del giorno che comprendeva, oltre a bilancio e dividendo, anche il piano di attribuzione di azioni ai dipendenti del gruppo nell'ambito del premio aziendale, l'assegnazione di 9 milioni di euro alle banche del territorio per finalità mutualistiche, l'autorizzazione all'acquisto di azioni proprie finalizzato al sostegno della liquidità del titolo e la riduzione del 15-20% al consiglio di sorveglianza (100 mila il compenso annuo del consigliere, al quale vanno poi aggiunti emolumenti per altre cariche o incarichi).

Soddisfazione in particolare per l'andamento della Popolare di Lodi. «Dicevo un anno fa che era il nostro asso della manica. Dopo cinque anni di perdite anche importanti ha chiuso con un utile di 30,8 milioni, che sarebbero vicini ai 50 milioni senza la fair value - ha detto Saviotti -. È il primo passo verso un ritorno della Lodi alla redditività media delle banche territoriali». Tra le quali, per inciso, il punto di riferimento nel gruppo Banco Popolare resta il Credito Bergamasco. L'attenzione resta centrata comunque soprattutto su Italease, «dove sono state investire importanti risorse per la normalizzazione».

k.manenti

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