A Bergamo l'habitat ideale
per le «grandi» aziende familiari

A Bergamo le aziende familiari hanno trovato un buon habitat. Tra le imprese della provincia con fatturato superiore a 50 milioni di euro rappresentano una quota del 67% (55,5% la media italiana) e concentrano il 74,3% dei dipendenti, con un peso quindi ben superiore alle tanto pubblicizzate multinazionali.

Secondo un'indagine aggiornata a fine 2007 promossa dall'Aiaf (Associazione italiana delle aziende familiari) e presentata ieri a Calusco, in un incontro ospitato alla cementeria Italcementi, Bergamo è la sesta provincia d'Italia per aziende familiari con oltre 50 milioni di ricavi: 154 su un totale in Italia di 4.251.

Particolarità del campione bergamasco (84 aziende) studiato dall'Osservatorio Aub, promosso dall'Aidaf, da Unicredit e dalla Bocconi, è che rispetto alla media delle aziende familiari italiane mostra una superiore presenza del manufatturiero, un livello di indebitamento inferiore e quindi una maggiore solidità patrimoniale, ma anche un tasso di crescita minore, legato forse al maggior peso del manifatturiero.

«Sul piano della governance si segnala una maggiore propensione all'accentramento su una sola persona, familiare o no (85,6% contro il 50,3% nazionale NdR) - osserva Guido Corbetta della Bocconi - Ma si osserva anche una minore diffusione di modelli di vertice di tipo familiare rispetto alla media nazionale (72,5% contro 80,7% Ndr) con l'ingresso di manager».

Fa scalpore il fatto che nelle aziende familiari bergamasche il 51,4% dei leader aziendali ha più di 60 anni e l'11,1% addirittura oltre 80 (contro una media nazionale rispettivamente del 42,8% e del 3,4%), dei veri patriarchi. «È un dato che si può leggere in maniera positiva, per l'importanza dell'esperienza, ma anche come non positivo se significa che non ci sono processi pianificati di avvicendamento generazionale» - commenta Corbetta».

Nonostante quelli che possono sembrare limiti alla fine - ha osservato Gioacchinio Attanazio, direttore generale Aiaf - risulta che i modelli aziendali «più familiari» garantiscano performance reddituali superiori. Non è insomma condizione indispensabile il manager esterno per il successo. E lo confermano i «testimonial» presenti al convegno.

A partire da Carlo Pesenti, consigliere di Italcementi, azienda - ha ricordato - «nata come impresa familiare quasi 150 anni fa che ha saputo crescere ed espandersi acquisendo uno stile di gestione manageriale moderno e diventando una multinazionale presente in tutto il mondo».

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