Venerdì 24 Febbraio 2012

L'obiettivo della Calcestruzzi
Puntare sul mercato di qualità

Riposizionamento strategico. Alla Calcestruzzi, il primo produttore italiano di calcestruzzo preconfezionato (320 milioni il fatturato 2011), lo chiamano così il cambio di passo imposto dalla forte crisi del mercato nazionale del calcestruzzo, contrattosi del 35-40% negli ultimi 3-4 anni.

La crisi economica ha fatto del resto sentire i suoi effetti più pesanti proprio sull'edilizia: quella residenziale, quella industriale e quella delle grandi opere. Cioè tutt'e tre i comparti in cui opera la società del gruppo Italcementi (con una presenza perfettamente equilibrata di un terzo del giro d'affari in ciascun comparto).

Basta guardare alla contrazione della richiesta di calcestruzzo negli ultimi anni: nel 2008 la domanda era di 70-80 milioni di metri cubi, nel 2011 è scesa a 50 milioni. La nuova strategia «A fronte di questo calo del mercato - spiega il consigliere delegato di Calcestruzzi, Fortunato Zaffaroni - abbiamo registrato anche un cambio della domanda, dovuta, ad esempio, a una maggiore sensibilità dell'utente sia del residenziale che dell'industriale, verso la classificazione energetica, il comfort abitativo e la sostenibilità delle opere. Senza contare le modifiche della normativa che ha posto dei paletti più rigidi nella produzione di calcestruzzo in termini di controllo di processo di produzione e di qualità».

Questi fattori hanno determinato il «riposizionamento strategico» di Calcestruzzi. Ma in che termini e modi? «Facendo leva - risponde Zaffaroni - sui nostri punti di forza, l'innovazione e la ricerca e sviluppo, per sviluppare nuovi prodotti e nuovi servizi per la clientela, oltre a un sistema di "governance" molto articolato che ci permette di operare su mercati che richiedono innanzitutto il rispetto delle regole e della qualità a garanzia della nostra clientela e più in generale della comunità».

E «per competere in maniera efficiente in un mercato sempre più asfittico abbiamo dovuto riorganizzare la struttura dell'azienda e questo ha purtroppo significato una richiesta di cassa integrazione per un massimo di 205 persone».

«Cercheremo - prosegue Zaffaroni - di consolidare la presenza sui lavori pubblici e le grandi opere dove siamo già forti, mentre negli altri due segmenti del cosiddetto "mercato diffuso", il residenziale e l'industriale, l'obiettivo è quello di ribadire la nostra eccellenza con prodotti innovativi, servizi di alto livello e controllo del processo di produzione dando così una maggiore qualità al mercato e ai clienti».

I prodotti innovativi ormai sono saliti a quasi il 10% della fornitura complessiva di Calcestruzzi (dal 2,8% del 2008) e l'obiettivo è di arrivare a una quota del 15% entro la fine del 2014. «Come quello molto speciale - continua Zaffaroni - che stiamo usando al Mose di Venezia, nato nei laboratori Italcementi di Brindisi e testato in acqua: un calcestruzzo resistente ai sali dell'acqua marina, in grado di durare per oltre 200 anni. Oppure il calcestruzzo ad elevatissima resistenza di ultima generazione utilizzato per la realizzazione del Ponte della Musica a Roma che ha permesso al progettista di disegnare piloni di sostegno più snelli.

Sono due esempi pratici della capacità di trasferire sul mercato lo sforzo di innovazione e di sostenibilità che il Gruppo Italcementi sta esprimendo in questi anni». E al monastero benedettino di San Paolo d'Argon un intervento di restauro molto delicato su una struttura vecchia di mille anni è stato reso possibile grazie all'utilizzo di un calcestruzzo leggero e resistente. Ma il «nuovo corso» di Calcestruzzi vuol dire anche rinnovare l'impegno sulla sicurezza: «Il nostro approccio alla sicurezza ci ha consentito di ridurre gli incidenti sul lavoro: in molte nostre sedi da più di due anni non accadono incidenti».

m.sanfilippo

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