Venerdì 30 Marzo 2012

Articolo 18, Carlo Saffioti (Pdl):
«Chi comanda, governo o Cgil?»



«La questione sull'Articolo 18 è la cartina al tornasole su chi decide in Italia: il governo o la cordata Cgil-Pd. Da come si chiuderà la questione gli investitori (italiani o internazionali) capiranno se vale ancora la pena scommettere sul nostro Paese. E noi capiremo se c'è speranza di uscire dalla crisi».

Carlo Saffioti (Pdl) commenta così il dibattito in corso a tutti i livelli sulla riforma del mercato del lavoro sulla quale sono all'opera governo e Parlamento e che, a livello politico, è tutta concentrata sull'abolizione delle norme sui licenziamenti senza giusta causa.

«Siamo tutti consapevoli che quella sull'articolo 18 è in massima parte una battaglia simbolica – prosegue il vicepresidente del consiglio regionale –. Ma proprio per questo motivo da come essa si concluderà sarà possibile capire come d'ora innanzi saranno gli equilibri di potere nel settore. Sapremo insomma se a comandare è la politica, che rappresenta tutti i cittadini, oppure i sindacati, o meglio un sindacato in particolare, la Cgil. Capiremo se il diritto di veto della Camusso è tale da impedire al Pd di prendere decisioni autonome e quindi da consentire al governo di approvare in tempi rapidi la nuova legge».

La questione non è marginale nell'ardua impresa di portare l'Italia fuori dalla crisi: «Siamo sull'orlo di una vera e propria svolta culturale. Estremizzando i termini della questione, possiamo dire che se vince il governo, con tutti i suoi limiti l'approvazione della riforma del mercato del lavoro messa a punto dal ministro Fornero manderà un messaggio chiaro agli investitori esteri: siamo pronti ad accogliervi, stiamo cambiando perché abbiamo capito che la flessibilità equivale a nuove assunzioni, più lavoro, più crescita. Se vince la Cgil -, conclude Saffioti-, facendo passare che per noi vale l'equazione per cui flessibilità e licenziamenti facili pari sono, stiamo pur certi che nessuno avrà voglia di rischiare investendo nel Sistema Italia. E allora sì che saremo nei guai, perché uscire dalla crisi sarà impossibile».

r.clemente

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