Grande distribuzioneiper anche gli orari

La Filcams contesta l’organizzazione del lavoro dei centri commerciali bergamaschi dove operano 2.000 addetti «Impegni gravosi, orario imposto e mal retribuito». Le catene distributive: «Sempre rispettati norme e contratti»

Orari di lavoro sempre più particolari, carichi di lavoro sempre più concentrati, e applicazione delle norme contrattuali con una visione strettamente legata all’ottimizzazione dell’organizzazione del lavoro e sempre meno alla valorizzazione delle persone. È il quadro di riferimento con cui si debbono confrontare, oggi giorno, i dipendenti della grande distribuzione organizzata. Stretti sempre più dalla necessità di mantenere la propria occupazione, anche se a scapito, per così dire, della propria qualità della vita.

La denuncia è della Cgil di Bergamo che, proprio a difesa delle condizioni lavorative dei dipendenti che operano nei centri commerciali, promette battaglia per una maggiore tutela e regolamentazione a favore dei dipendenti. Una realtà occupazionale importante per la provincia di Bergamo, considerato come, nei principali centri commerciali del territorio locale (come i punti vendita Auchan ed Esselunga di Bergamo e Curno, e Iper di Brembate, Orio al Serio e Seriate) complessivamente si contano oltre 2 mila dipendenti.

Diverse le questioni sollevate dal sindacato, a cominciare dagli orari di inizio e fine turno lavorativo. «Da un anno a questa parte a sempre più dipendenti è richiesto di iniziare a lavorare la mattina molto presto, intorno alle 5 o alle 6, per compiere operazioni quali ad esempio il rifornimento degli scaffali, in modo che all’apertura dell’ipermercato tutto sia in ordine. Ma questo comporta non pochi problemi al personale, soprattutto a chi deve conciliare la propria attività con le esigenze familiari» afferma Paolo Agliardi, segretario generale della Filcams di Bergamo, la federazione che per la Cgil segue i lavoratori dei settori commercio turismo e servizi. Se - come spiegano dal sindacato - con il decreto legislativo 114/98 (meglio noto come legge Bersani) si è cercato di mettere una toppa alle difficoltà attraversate dai centri commerciali, che hanno così avuto la possibilità di prolungare la propria apertura a tredici ore giornaliere, con l’aggiunta di otto deroghe per l’apertura domenicale o festiva, che si vanno ad aggiungere alle quattro previste per il mese di dicembre, l’organizzazione aziendale seguita a questi nuovi provvedimenti non ha riscontrato il plauso dei dipendenti.

(29/01/2006)

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