Martedì 17 Luglio 2012

Trasloco dei Riuniti e dipendenti
un accordo per il trasferimento

In vista del delicato trasferimento atteso per fine anno che porterà i lavoratori dei settori non sanitari dagli Ospedali Riuniti (oggi circa 350) al Nuovo Ospedale Papa Giovanni XXIII, il 26 giugno scorso sindacati la direzione degli Ospedali Riuniti di Bergamo e società Gesnob, gestore e stazione appaltante delle attività e dei servizi, hanno siglato un accordo.

Il testo - illustrato martedì 17 luglio alla stampa - mira al passaggio più rispettoso possibile dei livelli occupazionali e dei posti di lavoro di quei lavoratori già impegnati nei servizi di pulizie, mensa, ristorazione, movimentazione dei materiali, gestione del guardaroba e della lavanderia. È una sorta di accordo quadro che detta linee guida e regole per i successivi accordi su singoli servizi appaltati.

«L'accordo che abbiamo raggiunto con Gesnob e le organizzazioni sindacali è la dimostrazione che abbiamo interessi convergenti, in una logica di sussidiarietà e corresponsabilità, e che condividiamo i medesimi valori di lealtà, trasparenza e correttezza – ha commentato Carlo Nicora, direttore generale degli Ospedali Riuniti di Bergamo -. Ci siamo ispirati alla legislazione in essere e al codice etico degli appalti di Regione Lombardia, per ribadire con forza l'impegno alla responsabilità sociale e alla cura e alla soddisfazione dei cittadini, in un quadro come quello del Papa Giovanni XXIII, che vedrà una maggiore complessità nella gestione dei servizi».


«L'obiettivo principale - spiega Giacomo Pessina della segreteria provinciale della Cgil - è stato quello di garantire l'applicazione delle buone prassi, cioè delle regole da rispettare nell'affidamento e nello svolgimento delle varie attività che daranno in appalto Gesnob o l'ospedale stesso in tutti quegli ambiti non strettamente sanitari. Uno dei nodi fondamentali dell'accordo è il mantenimento dei livelli occupazionali di lavoratori impegnati da anni nel vecchio ospedale anche attraverso programmi formativi permanenti orientati alla riqualificazione del personale, con lo scopo di non disperdere tali risorse, ma di riqualificarle per adibirle a nuove attività che saranno individuate nella nuova struttura».


Patrizio Fattorini della segreteria Ust Cisl Bergamo ha sottolineato: «Questo protocollo si accompagna ad altri recentemente sottoscritti nella nostra provincia: l'8 maggio presso la Prefettura su indirizzi e regole nell'affidamento dei servizi socio-sanitari, assistenziali ed educativi e per favorire l'inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Il protocollo fissa il ricorso al criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, alla garanzia della qualità dei servizi e a quella delle persone che operano nei servizi; il 10 luglio presso il Comune di Bergamo per garantire qualità, trasparenza e sicurezza sui cantieri edili. Si realizza attraverso questi accordi, a dimostrazione che concertare produce buoni risultati, l'impegno a garantire la qualità di servizi sociosanitari, sociali, no-care, commerciali, attraverso procedure trasparenti, che rispondono alla duplice esigenza di offrire buone risposte garantendo nel contempo il rispetto dei diritti contrattuali delle lavoratrici e dei lavoratori che nei servizi operano; l'impegno a contrastare in modo efficace il dumping, l'assegnazione degli appalti a “finte società” che attraverso il massimo ribasso inquinano il mercato, alimentano il lavoro nero, quello grigio, dequalificano i servizi; l'impegno alla formazione continua del personale attraverso percorsi di aggiornamento e di riqualificazione, ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza di sito produttivo e l'impegno al controllo e alla vigilanza da parte dei soggetti firmatari finalizzati alla corretta applicazione e al rispetto dei CCNL di riferimento e al costo orario derivante dalle tabelle ministeriali. In sintesi buone prassi uguale a buoni servizi, uguale a buona occupazione. In un momento di grande difficoltà economica, occupazionale e sociale è segno anche di speranza».

Marco Cicerone, segretario generale Uil Bergamo ha ricordato la «buona prassi degli Ospedali Riuniti nelle relazioni sindacali, a partire dall'accordo siglato sulla sicurezza per il cantiere del nuovo ospedale. Il protocollo che presentiamo oggi è uno dei primi a livello lombardo nel settore ospedaliero, e dobbiamo ammettere che in altre realtà avremmo voluto realizzarne di analoghi ma non è stato possibile. Siamo ben consapevoli che la qualità di un'azienda ospedaliera si misura certamente nelle prestazioni medico e infermieristiche, ma anche dagli aspetti alberghieri e proprio per questo con l'attuale intesa vogliamo quindi affiancare all'eccellenza riconosciuta ai Riuniti nella cura e nell'assistenza, quella negli aspetti alberghieri».

«Nella stesura di questo testo - aggiunge Anna Bertoli della segreteria provinciale della Filcams - abbiamo voluto porre l'accento sul riconoscimento delle professionalità e sull'attenzione alle condizioni di lavoro di tutti quegli addetti che pur ‘invisibili' risultano fondamentali per la qualità delle prestazioni sanitarie. E' da sfatare l'immagine semplicistica dell'addetto alle pulizie: si tratta di personale che non solo pulisce camere e corridoi, ma che, con profili altamente specializzati, si occupa di sanificare le sale operatorie e gli ambienti della rianimazione. O che, nelle mense, è addetto alla preparazione e gestione delle diete individuali dei vari pazienti. Ovvio che questi temi non possono essere disgiunti dall'applicazione dei contratti di lavoro nazionali e dagli integrativi provinciali, per evitare dumping sociale e contrattuale spesso presente in offerte al massimo ribasso. Abbiamo tentato di tutelare i lavoratori attraverso l'obbligo in solido (dei gestori o dell'azienda ospedaliera) in caso di pendenze retributive e contributive. Abbiamo fatto uno sforzo per arrivare a fornire un ruolo di coordinamento al responsabile della sicurezza dell'azienda ospedaliera e ad attribuire alle organizzazioni sindacali la nomina dei rappresentanti dei lavoratori alla sicurezza di sito produttivo. Tale accordo sarà un utile strumento permanente per favorire, con un modello concertativo, il dialogo delle parti interessate. In un periodo in cui i posti di lavoro si perdono, un protocollo come quello presentato oggi diventa strumento prezioso, soprattutto per tutelare quei lavoratori che già da anni sono occupati nella struttura e che rischiano di vedere soppresse le proprie figure professionali. Per loro il futuro deve essere quello della riqualificazione professionale e non dell'estromissione».

r.clemente

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