Giovedì 26 Febbraio 2009

Airoh con i nuovi caschi
si «protegge» dalla crisi

«Il casco ti salva la vita», hanno ripetuto per anni le campagne di sensibilizzazione volte a convincere i centauri - in particolare i più giovani - ad indossare il copricapo di protezione. In effetti, in caso di incidente, il casco la vita la può salvare davvero, ma qualche volta può anche provocare traumi alle vertebre cervicali, soprattutto se viene tolto in maniera sbrigativa dai soccorritori. Per questo si sta studiando un casco che eviti queste spiacevoli conseguenze.

A farlo, in particolare, è la Airoh Helmet di Almenno San Bartolomeo, una delle aziende leader in Italia nella produzione di caschi per motociclisti (e prima in assoluto in quelli per motocross). «Stiamo lavorando sulla sicurezza passiva - dice il titolare Antonio Locatelli, 51 anni - e nelle prossime settimane presenteremo al circuito degli addetti alla sicurezza questo casco di nuova concezione che potrà essere tolto senza causare traumi».

È una delle novità dell'azienda di Almenno dalla sigla misteriosa (Locatelli non vuole svelare esattamente cosa c'è dietro quelle lettere) ma che presenta il vantaggio di essere pronunciata nella stessa maniera in tutte le lingue principali. Dato che il 70% dei circa 350 mila caschi Airoh prodotti ogni anno viene esportato in tutta Europa e «parlato», dunque, in diverse lingue, non è un vantaggio da poco.

Oggi l'azienda, oltre a perfezionare il proprio prodotto (a fine anno arriverà un nuovo innovativo casco che si potrà fregiare di ben 4 brevetti internazionali), è impegnata anche nella progettazione della nuova sede che nel 2011 sarà edificata sempre ad Almenno a un chilometro di distanza dall'attuale stabilimento di via Resistenza. Una sede confortevole «Raddoppieremo gli spazi - spiega Locatelli - la nuova sede si estenderà su un'area di 20 mila metri quadrati e cureremo in modo particolare la sua abitabilità. I nostri 70 dipendenti devono poter lavorare nelle migliori condizioni, devono sentirsi come a casa. Per questo tutti gli ambienti saranno climatizzati e dotati di tutti i comfort e vi sarà abbondanza di aree verdi».

Un investimento cospicuo, quello per la nuova sede, che «stona» con il clima che si respira nel mondo produttivo di tutto il mondo: un'atmosfera preoccupata e cupa, che nei più pessimisti assume anche contorni apocalittici. Antonio Locatelli oppone a questa deprimente «weltanschauung» una visione del mondo più serena e fiduciosa: «Il momento non è facile - dice - ma ognuno deve proseguire per la propria strada senza lasciarsi condizionare o paralizzare dalla paura. La crisi potrà durare anche due anni, ma quando si uscirà dal tunnel l'avere investito nella ricerca tecnologica, nell'innovazione e in un prodotto sempre migliore darà sicuramente i suoi frutti». Un atto di coraggio, senz'altro.

r.clemente

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