Intermediari finanziari
Centax cancellata dall'albo

Il decreto del ministero dell'Economia e delle Finanze è del 14 luglio. Non è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, ma la Banca d'Italia ha già provveduto ad inserire sul suo sito Internet la Centax Spa di Bergamo, specializzata nell'attività di verifica della solvibilità degli assegni, tra le società cancellate dall'elenco degli intermediari finanziari ai sensi dell'articolo 106 del testo unico bancario. È questo l'elenco generale al quale devono essere iscritte le persone giuridiche, in specifico le società finanziarie, che svolgono nei confronti del pubblico attività di assunzione di partecipazioni, concessione di finanziamenti sotto qualsiasi forma, prestazione di servizi di pagamento e intermediazione in cambi. A richiedere il decreto al ministero è stata la Banca d'Italia a seguito di accertamenti ispettivi.

La Centax aveva già chiesto nel 2006 la cancellazione dell'elenco cosiddetto «speciale», dei soggetti che operano ai sensi dell'articolo 107 del Testo unico, al quale sono iscritti gli intermediari finanziari più rilevanti. La richiesta era stata allora accolta dalla Banca d'Italia in quanto l'attività svolta da Centax è stata considerata assimilabile ad un'attività di factoring (in pratica un servizio di cessione crediti). A seguito di un'ulteriore ispezione, alla fine dell'anno scorso, la Banca d'Italia ha però rilevato che l'attività svolta da Centax è inquadrabile nell'attività di rilascio di garanzie per la quale l'ordinamento dispone particolari requisiti di ordine patrimoniale non riscontrati in Centax: da qui la richiesta del decreto di cancellazione.

L'operazione ha sorpreso il quartiere generale della Centax. «Il provvedimento non ci è ancora stato notificato e non ne conosciamo il contenuto - dicono -. Di sicuro faremo un ricorso al Tar chiedendo la sospensione dell'efficacia del provvedimento, ritenendo valide le ragioni già esposte a Banca d'Italia». In particolare il nodo riguarderebbe la convenzione al servizio accettazione assegni. In estrema sintesi, secondo la Centax con il rilascio della validazione dell'assegno, l'azienda si rende cessionaria del credito vantato dal negozio nei confronti del suo cliente sollevando il negozio dal rischio d'insolvenza in quanto la cessione avviene «pro soluto».

L'interpretazione contraria è invece che l'operazione sarebbe una sorta di fidejussione. In attesa della notifica l'attività di Centax prosegue, anche se c'è preoccupazione per un provvedimento che mette in discussione l'attività di un'azienda in buona salute che conta 120 dipendenti. «Ci stupisce questa decisione anche perché c'era sempre stata collaborazione con la Banca d'Italia, con la quale abbiamo concordato l'uscita dall'elenco ex 107 e alla quale abbiamo presentato in anticipo i testi dei contratti» - osservano ancora dall'azienda. Se il problema è la patrimonializzazione, poi, gli attuali soci di Centax (tra i quali con una quota di minoranza, il 20%, figura da tre anni anche la Delta, posta recentemente in amministrazione straordinaria) hanno già deliberato l'8 luglio l'aumento del capitale sociale di 3,5 milioni di euro, da 5.648.520 a 9.150.520 euro. L'adeguamento su questo punto quindi ci sarebbe già stato.

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