Giovedì 16 Dicembre 2004

Bas, il centrosinistra si divide

Il film è di quelli già visti, seppure su un altro schermo: Palafrizzoni versione centrodestra, per intenderci. Dici Bas e arriva il terremoto in qualsivoglia maggioranza: Cesare Veneziani ne aveva pagato pesantemente le conseguenze, il suo successore Roberto Bruni starebbe cercando di evitare un patatrac a mesi cinque dall’insediamento in Comune. E il rischio è molto più che teorico, a giudicare dall’esito del primo round della riunione di maggioranza terminata nella notte tra martedì e mercoledì con una sostanziale distanza tra Ds e Lista Bruni da una parte, Margherita dall’altra. I primi convinti che la soluzione migliore sia la fusione per incorporazione con Asm Brescia, i secondi fautori di un’alleanza pubblico-privato come quella proposta da Dalmine Energie e, in misura differente, da Thüga. Morale, tutti di nuovo in conclave per cercare di smussare gli angoli (fior di angoli): una nuova riunione è iniziata ieri in serata ed è proseguita fino a tarda notte. Facile che in previsione del Consiglio comunale straordinario di martedì ce ne saranno altre.

L’unica cosa certa è che ieri la Giunta ha osservato un rigoroso silenzio, sindaco Bruni in testa. A conferma che la situazione non è semplice e la soluzione nemmeno. Un punto di contatto ci sarebbe: la convinzione che la proposta del Terzo polo della Provincia sulla carta sia buona, ma che il progetto sia troppo al di là dal venire: quindi non praticabile. Stabilito questo, i Ds sono i più determinati nel puntare su Brescia, probabilmente forti di un rapporto molto stretto con il locale sindaco (e collega di partito) Paolo Corsini. Dalla Quercia sarebbero arrivate forti perplessità sulle proposte di Dalmine Energie e Thüga, motivate dal fatto che per un’operazione del genere sarebbe necessaria una gara ad evidenza pubblica. Ma dall’ufficio della società del gruppo Tenaris starebbe arrivando un parere differente in materia. «Noi siamo per l’ipotesi Brescia, anche se servirebbe più tempo per approfondire», conferma il capogruppo Luciano Ongaro .

E proprio questa potrebbe essere la soluzione in grado di salvare capra (con la ci rigorosamente minuscola) e cavoli: puntare su Brescia strappando tempo a Capra (con la ci rigorosamente maiuscola, ad indicare il Renzo presidentissimo di Asm) e tenere insieme la maggioranza. Perché l’orientamento di massima del centrosinistra a Palafrizzoni sarebbe comunque quello di accettare la fusione per incorporazione in Asm che porterebbe Bergamo a contare un 5 per cento pari a 93 milioni di euro. Il problema è evitare strappi. Lo conferma Eugenio Aversa , capogruppo della Lista Bruni: «La nostra posizione è quella del sindaco, che propenderebbe di massima per un sì a Brescia». Per due motivi: «La proposta è concreta, mentre dal lato della Provincia abbiamo solo un’idea. Le offerte private renderebbero invece necessario il ricorso a una gara». Certo, il problema resta il tempo: «Se fosse possibile impegnarsi con Brescia, ma spostare in là il termine per la decisione sarebbe meglio».

La Margherita dal canto suo glissa: Sanga e i suoi preferirebbero di gran lunga una società pubblico-privata dove la maggioranza resti comunque a Bergamo, seppure con una gestione privatistica, come quella proposta da Dalmine Energie. «Stiamo valutando le diverse ipotesi e approfondendo un po’ tutto», taglia corto la capogruppo Fiorenza Varinelli . «Sono cose da ponderare bene, e bisogna valutare bene tutte le soluzioni senza premere a priori per questa o quella».Ma alla fine martedì si rischia di arrivare alla conta, e qui tutti hanno il loro peso. Da Rifondazione che prende tempo: «Decideremo tra oggi e domani in partito», spiega il capogruppo Paolo Scanzi . Ma voci di corridoio danno Rifondazione favorevole al matrimonio con Asm, anche perché poco favorevole a una partnership con i privati. Le medesime voci che darebbero Giuseppe Anghileri contrario alla cessione a Brescia: «Tendenzialmente lo sono, se da qui a martedì arriveranno lumi può anche darsi che cambi idea». È chiaro che a questo punto ogni voto potrebbe essere decisivo (la vicenda Acsm Como, terminata con 20 voti pari e l’astensione decisiva di Zaira Cagnoni insegna), anche quello dei Verdi e di Italia dei Valori. Sul primo versante Roberto Bertoli «preferirebbe aggregazioni di tipo territoriale, ma la proposta di Brescia mi pare seria. Vedremo di approfondirla». Sul secondo Giuseppe Santoro rimanda tutto «al confronto con il direttivo del partito».

Dal lato delle opposizioni, Forza Italia annuncia invece battaglia: «Voglio capire se martedì siamo di fronte a una semplice informativa o ad una decisione. Nel secondo caso ci faremo sentire: abbiamo difeso la svendita dei gioielli di famiglia contro un nostro sindaco, e faremo altrettanto in questo caso», spiega il capogruppo Gianfranco Ceci . An, invece, cerca di capire «se Brescia vuole o meno entrare nel polo proposto dalla Regione, perché non ha firmato il protocollo d’intesa», ricorda Alessandra Gallone . «Comunque, così di stomaco, la proposta non ci entusiasma».

E se la Lega prende tempo - «Ne discuteremo sabato con i colleghi di Brescia», spiega Daniele Belotti - la Lista Veneziani «aspetta di vedere anche le altre offerte», commenta Valerio Marabini . «Perché avere il 5 per cento o nulla è la stessa cosa: a quel punto si mette Bas all’asta e si guadagna di più dei 93 milioni di valutazione di Brescia. Certo, se Forza Italia non avesse bloccato la fusione con Como...».

(16/12/2004)

fa.tinaglia

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