Bracca-Pineta, in 6 anni + 70% di bottiglie E ora si punta al mercato dell’Oriente

Bracca-Pineta, in 6 anni + 70% di bottiglie
E ora si punta al mercato dell’Oriente

L’azienda ha raggiunto 35 milioni di fatturato: nuovi formati sempre in vetro ma più piccoli per l’export. Nel 2017 i lavori per ampliare lo stabilimento di Zogno

In un mercato delle acque minerali stagnante in Italia, spicca il dinamismo del gruppo bergamasco Bracca Pineta che dal 2010 ad oggi è salito da 200 a 350 milioni di bottiglie (380 milioni di litri), prodotte negli stabilimenti di Zogno (Bracca) e Clusone (Pineta), con un incremento del 70% e un aumento medio annuo di oltre l’11%. Sul 2015 l’aumento è stato del 15%. La vendita media giornaliera è stata di 1 milione e 400 mila bottiglie. E il fatturato a fine anno raggiungerà i 35 milioni di euro. Il gruppo Bracca-Pineta, con una quota di mercato nazionale del 3,3% (che però raddoppia se si considera il Nord Italia, area di distribuzione del gruppo bergamasco), si posiziona così alle spalle dei grossi gruppi multinazionali ed è secondo tra le aziende di medie dimensioni.

«L’andamento di vendite e fatturato ha avuto una ricaduta positiva nelle aree di produzione e imbottigliamento in Val Brembana e Seriana, con un aumento di 10 addetti, il che porta a un totale di 82 occupati diretti più agenti e trasportatori», dicono l’amministratore delegato Luca Bordogna e il direttore generale Gianfranco Morandi.

Uno dei «motori» dello sviluppo del gruppo è stato il potenziamento dei canali di vendita dei cinque marchi (Bracca Antica Fonte, Bracca Nuova Fonte, Flavia, Pineta e Presolana), dalla Grande distribuzione ai discount e all’Horeca (ristorante e alberghi) con l’85% delle bottiglie vendute in Pet (plastica), il rimanente 15% in vetro. Tra l’altro di recente è stata lanciata la bottiglia Bracca da 75 centilitri dedicata alla ristorazione, e negli ultimi 12 mesi la presenza nei ristoranti è cresciuta del 45%.

La crescita del gruppo ha avuto benefici effetti anche per le comunità delle due valli: i contributi annui - previsti da una legge regionale - versati dalla società ai Comuni dove hanno sede le aziende o dove sono localizzate le sorgenti (cioè Zogno, Bracca e Clusone), alla Provincia di Bergamo e alla Regione Lombardia, sono stati di 550 mila euro, in crescita del 7 %. Positive anche le ricadute sull’indotto, a partire dalle aziende di trasporto bergamasche.

Ma, oltre alla politica espansiva - spiegano ancora Bordogna e Morandi -, hanno contribuito in modo determinante alla crescita e al successo dei due marchi anche «la qualità delle acque imbottigliate, la purezza originaria dovuta al fatto che le acque sgorgano dalle rocce profonde e la vicinanza ai mercati distributivi, il che consente al consumatore finale di accedere a prodotti a chilometro zero». Per queste acque oligominerali, a basso contenuto di sodio e nitrati, non è cambiato molto da quando, all’inizio del secolo scorso, Angelo Roncalli, allora nunzio apostolico in Bulgaria, scriveva alla sorella per chiederle una cassa di acqua Bracca.

Quanto ai piani di sviluppo, «dopo i 13 milioni investiti nel triennio 2013-2016 - spiega Bordogna - la Bracca avvierà la produzione di bottiglie in vetro da 33 centilitri, un nuovo packaging che permetterà di approcciare meglio i mercati esteri. Trattative sono già in corso con intermediari che hanno contatti commerciali con Paesi del Medio Oriente, Cina e Far East». Nel 2017 inizieranno anche i lavori di ristrutturazione del vecchio stabilimento di Zogno che sarà ampliato. E proseguiranno le ricerche idrogeologiche per l’individuazione di nuove sorgenti di acqua. Quanto alla Pineta, continuerà sulla strada «ecologica» già intrapresa con l’introduzione di un imballaggio rivoluzionario ed ecosostenibile (in pratica due nastri incrociati), che ha sostituito il classico imballaggio in plastica che avvolge le 6 bottiglie.


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