Sabato 10 Aprile 2004

Camera di commercio, altro ricorso

Si allungano i tempi per l’insediamento del nuovo Consiglio della Camera di commercio di Bergamo. Dopo che Unione industriali e Aceb avevano fatto ricorso contro Compagnia delle Opere, Lia e Fai, ora si apprende che a loro volta Cdo, Apindustria, Lia e Fiaip si sono appellati, contestando l’esito del decreto regionale in tre categorie: Industria, Servizi e Artigiani. Ora non si esludono ulteriori colpi di scena.

Anche il «nuovo cartello» ha infatti presentato un suo ricorso su tre livelli che coinvolge con motivazioni diverse le categorie di Industria (Unione Industriali), Servizi (con Ascom e Confesercenti in primo piano) e Artigiani (Associazione Artigiani, Unione Artigiani e Cna): a questo punto la speranza di vedere insediarsi in tempi brevi il nuovo Consiglio della Camera di commercio di Bergamo si fa sempre più remota.

Come nei primi tempi della «contesa», quando arrivò sulla scena un soggetto inedito (il nuovo cartello appunto) sfidando le organizzazioni storiche, anche ora torna a salire il livello della polemica e si alza il «muro contro muro» a largo Belotti, nonostante tutti i protagonisti della vicenda abbiamo a più riprese invitato in passato «ad abbassare i toni».

Stavolta le organizzazioni che hanno presentato ricorso, Compagnia delle Opere, Lia, Apindustria e Fiaip, preferiscono non commentare subito le ragioni che le hanno indotti a questo passo, anche per rispetto dei tempi di notifica degli atti: complici anche le festività pasquali infatti, alcune associazioni concorrenti non hanno ancora ricevuto «fisicamente» il ricorso, che dev’essere anche inoltrato al ministero delle Attività produttive e alla Regione. «Ci sarà tempo per approfondire la questione tra qualche giorno» spiegano i membri del nuovo cartello, che si riuniranno martedì per definire le prossime mosse.

Grazie però a chi ha già ricevuto il ricorso è stato possibile ricostruire la sua natura: all’Unione Industriali viene contestato il discorso della doppia adesione, che sarebbe vietata a norma di statuto; ad Ascom e Confesercenti verrebbe messa in discussione «l’errata allocazione» di alcune imprese nei Servizi, infine alle tre associazione storiche degli Artigiani si contesta la presentazione unitaria dei numeri in Regione in occasione del rinnovo consiliare.

r.clemente

© riproduzione riservata

Tags