Martedì 06 Ottobre 2009

Edilizia bergamasca in crisi
Le ore di cassa salgono del 161%

Il peggio è passato o deve ancora arrivare? I dati del settore dell’edilizia a Bergamo e in provincia fanno intuire un’onda lunga che arriverà in maniera pesante solo nei prossimi mesi, in ritardo rispetto alla recessione degli altri settori produttivi.

Martedì 6 ottobre i sindacati di categoria provinciali Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil hanno presentato i dati aggiornati sulle variazioni del numero di lavoratori iscritti a Casse Edile ed Edilcassa, di imprese iscritte, di ore lavorate e di ore di cassa integrazione richieste (scaricali dagli allegati).

I dati sono relativi all’”anno cassa” ottobre 2008-luglio 2009 (e confronto con lo stesso periodo di 2007-2008), ma soprattutto è stato fornito un confronto fra i dati del mese di luglio 2009 con il luglio 2008 (cioè gli ultimi dati disponibili) da cui emerge cheil numero di lavoratori iscritti alle casse bergamasche (Edilcasse bergamo e Cassa Edile bergamo) sono scesi del 10,01%, passando da 22.879 a 20.588.

In calo - del 5,95% - anche il numero di imprese edili iscritte alle due casse bergamasche, scesa da 4.336 a 4.078.

In forte crescita, invece, le ore di cassa integrazione: +161,98%, passate da 457.062 a 1.197.431.

“La crisi del settore edile morde e si sente” soostengono i tre segretari generali provinciali dei sindacati di categoria degli edili.

 “I dati che abbiamo presentato – dove è compreso anche il periodo estivo, il più favorevole per il settore edile - parlano chiaro” ha detto in conferenza stampa Angelo Chiari, segretario generale provinciale della Fillea Cgil. “Le imprese strutturate tengono, ma sono in difficoltà. Per il nostro settore fa una certa impressione vedere come, ad esempio, nel mese di luglio si sia avuta un’esplosione di ore di cassa integrazione (il maltempo non c’entra di sicuro) che aumentano rispetto a luglio 2008 del 566,97% o che sempre nello stesso periodo transitino nelle casse edili bergamasche circa due mila lavoratori in meno. Ci interessa, inoltre, porre l'accento sul fatto che, tutte le analisi del settore, non solo quelle di fonte sindacale, dicono che il peggio non è ancora passato. I dati del settore dell’edilizia a Bergamo fanno intuire un’onda lunga che arriverà in maniera pesante solo nei prossimi mesi, in ritardo rispetto alla recessione degli altri ambiti produttivi. Come sindacato dell’edilizia” continua Chiari, “è da mesi che chiediamo interventi per il settore, promessi dal Governo agli stati generali delle costruzioni che si sono tenuti a Roma lo scorso mese di maggio. Purtroppo, però, quasi nulla è stato fatto, per un settore che, è bene ricordarlo, ha garantito per tutto un decennio lo sviluppo e la crescita del Pil del nostro paese. Così come fanno da tempo, Feneal, Filca e Fillea chiedono che siano rivisti e potenziati gli ammortizzatori sociali dei lavoratori edili che sono penalizzati rispetto agli altri. Basti citare, a titolo d’esempio, l’indennità di disoccupazione speciale edili: non viene rivalutata dal 1994”.

Di sicurezza nei luoghi di lavoro ha parlato Duilio Magno, segretario generale provinciale di Feneal Uil. “È sempre utile ricordare la condizione oggettiva di un’attività lavorativa che non è stabile a lungo nello stesso luogo fisico e in cui è continuo il cambiamento delle condizioni lavorative. Questa caratteristica propria dell’edilizia determina la necessità di una ferma e costante attenzione al tema della sicurezza, in ogni fase lavorativa. Utile e fondamentale il lavoro svolto dagli Enti Paritetici in tema di formazione ed informazione. Ancora scarso, invece, il livello di coscienza sociale nei confronti della questione. Risulta necessario che imprenditori e lavoratori acquistino la convinzione che la salute è il primo elemento da considerare nella programmazione del cantiere, non il guadagno. Non servono nuove leggi, basta applicare e rispettare quelle in vigore. Serve avviare da subito un nuovo criterio selettivo perché la “patente” di imprenditore edile venga rilasciata a coloro che ne sono all’altezza. Non è più accettabile che per fare il muratore ci vogliano anni di formazione e per essere imprenditore edile qualche carta da bollo. Feneal, Filca e Fillea hanno proposto l’istituzione di un protocollo per avere un “cantiere trasparente”. Oggi” conclude Magno, “con una crisi in corso che coinvolge tutti i settori, e che sta investendo, in ritardo, anche l’edilizia, diventa di primaria importanza non abbassare la guardia sui temi della sicurezza sul lavoro”.

Di grandi infrastrutture parla, infine, Gabriele Mazzoleni segretario generale della Filca Cisl di Bergamo: “Le grandi opere saranno un’opportunità per uscire dalla crisi del comparto nel territorio bergamasco, ma dovranno essere anche il banco di prova per le istituzioni che verranno chiamate a dimostrare di voler sostenere il sistema delle piccole e medie imprese locali. Ricordiamo che le grandi infrastrutture occupano più o meno il 20% del comparto. Se incrociamo questa percentuale coi dati negativi delle Casse Edili (il 10% di iscritti in meno) risulta utile pensare ad un nuovo modello di sindacato: in edilizia, migliaia di licenziamenti rimangono nel silenzio, mentre tutto il territorio si impoverisce. Le grandi opere dovranno sorgere da cantieri che siano luoghi di sperimentazione delle migliori prassi per la tutela dei lavoratori e per lo sviluppo del territorio. Oggi occorre essere strabici, con un occhio ai lavoratori e l’altro alle imprese migliori che hanno saputo e sapranno investire in legalità e innovazione, per una nuova buona edilizia. A noi del movimento sindacale tocca vigilare e impedire qualunque possibilità di infiltrazione mafiosa, oggi assai possibile per il grande giro di affari che investirà la Lombardia fino al 2015, anno dell’Esposizione Universale”.

a.ceresoli

© riproduzione riservata