Expo, le donne in prima fila nella progettazione sostenibile

Expo, le donne in prima fila
nella progettazione sostenibile

La città delle donne è la città di tutti, per una loro capacità culturale di tener d’occhio contemporaneamente diverse necessità. Ma perché questo si realizzi, occorre che, qualunque sia la loro professione, le donne (anche le donne) imparino a prendere decisioni di portata pubblica, cioè a gestire, con garbo ma senza timidezze, il potere di fare.

Il tempo presente fa delle città il luogo dove si vincono o si perdono le sfide cruciali: sostenibilità, rapporto con la campagna, demografia, spostamenti di popolazioni. Ne ha parlato a Expo ( Palazzo Italia, nel quadro di «Città donna. La città ricostruita al femminile» organizzato da Italcementi arcVision Prize Women and Architecture e We-Women for Expo) un panel di tutto rispetto tra cui le giornaliste Maria Luisa Agnese (Corriere della Sera) e Daniela Hamaui (direttrice di D e direttrice editoriale periodici di Repubblica).

Il decalogo della città nuova comprende l’ascolto dei bisogni ente dell’università di Bergamo Emanuela Casti, coordinatrice del progetto Rifo per Italcementi, le politiche Ada Lucia De Cesaris, vicesindaco di Milano e Samia Nkrumah, presidente del Centro panafricano Kwame Nkrumah; l’architetto Luisa Fontana, finalista arcVision e l’avvocato Claudia Parzani, presidente di Valore D. Moderato da Walter Mariotti, il panel è stato chiuso dagli interventi di Carlo Pesenti, consigliere delegato Italcementi Group, e Marta Dassu, direttrice di Aspenia, già viceministro degli Esteri. Pesenti ha sottolineato che «Il Premio internazionale arcVision è il segnale esterno di attenzione al modo di progettare femminile, che Italcementi ritiene particolarmente interessante»

È davvero possibile che le donne sappiano disegnarne una che le assomigli un poco?

Il si non è scontato, anche se è bello crederci. Tuttavia, nelle grandi città si concentrano gran parte delle ricchezze, delle innovazioni e delle idee prodotte nel mondo e renderle vivibili o invivibili, inclusive o esclusive è responsabilità con la quale occorre misurarsi. Tra l’altro, nella creazione di ricchezza in Africa per gli africani, ha chiarito Samia Nkrumah, sta l’unica soluzione delle migrazioni. Le professioniste suggeriscono alcune parole chiave da tradurre in progettazione, amministrazione, ricerca scientifica, advocacy e informazione. Il decalogo della città nuova comprende l’ascolto dei bisogni e del punto di vista dell’utente finale (Fontana ha progettato un centro oncologico insieme a un collega malato), il coinvolgimento dei residenti nel processo di mutamento (De Cesaris ha citato gli orti a Porta Nuova, Casti il censimento per la riqualificazione urbana di Rifo). È necessario dare la precedenza a strutture che possano migliorare la vita quotidiana di molti e recuperare una dimensione estetica per la vita quotidiana che sia anche pratica. Le possibilità tecniche ci sono; occorrono buoni progetti e volontà politiche per città che facilitino una più semplice e amichevole organizzazione sociale.


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