Mercoledì 31 Marzo 2004

In provincia perse 200 aziende in quattro anni

Le aziende zootecniche da latte stanno diminuendo. Il calo è consistente e rapido: si parla di un -16,8% in Lombardia, dove fra il 1998 e il 2002 si è passati da 10.943 aziende a 9.108, e di un -15,2% a Bergamo, con una riduzione in quattro anni da 1.404 a 1.190 realtà. A fronte di questa situazione, è necessario individuare gli strumenti che possono aiutare lo sviluppo del settore. In quest’ottica, si è svolto a Mornico al Serio il secondo degli incontri zootecnici organizzati dal Sata (Servizio Assistenza Tecnica Allevamenti) e dall’Associazione Provinciale Allevatori di Bergamo. È stato proposto l’utilizzo di un nuovo strumento sviluppato dal Sata denominato «Dairy Economics», il cui scopo è aiutare l’imprenditore zootecnico a fare scelte tecniche sulla base di criteri che tengano conto della redditività aziendale.

Michele Campiotti, tecnico specialista del settore gestione aziendale del Sata e capo servizio tecnico dell’Apa di Bergamo, ha aperto la sua relazione tracciando il quadro dell’andamento del numero di aziende in produzione in Italia. A livello nazionale il calo che si registra in quattro anni, dal 1998 al 2002, è del 21,9%. In Lombardia le province dove la contrazione è più vistosa sono Pavia (-31,3%), Sondrio (-28,5%) e Mantova (-21,1%). Seguono, con riduzioni inferiori ai venti punti percentuali, la provincia di Milano (-16,7%), il varesotto (-16,3%), il lecchese (-15,5%), il bergamasco (settimo con un -15,2%), il bresciano (-12,2%) e il cremonese (-11,8%). Chiudono in coda la provincia di Como (-8,6%) e quella di Lodi (-8,2%) dove si sono registrati i cali minori. I dati ufficiosi del 2003 non sembrano migliori visto soprattutto l’andamento critico dell’annata dovuto a numerosi fattori non solo meteorologici.

Per frenare la discesa, ha spiegato Campiotti, è necessario utilizzare al meglio i dati e gli strumenti tecnici disponibili per aumentare l’efficienza degli allevamenti.

Il «Dairy Economics» è uno strumento nato dalla collaborazione del Sata con il mondo tecnico americano. Raccogliendo pochi dati di stalla giornalieri, dà all’azienda la possibilità di rendere quotidiano il calcolo dell’indice di conversione alimento-latte, dei ricavi al netto dei costi alimentari e del valore del latte marginale. Quest’ultimo è la principale opportunità per l’allevatore che vuole rendere più competitiva la propria azienda e gli permette di verificare la bontà delle sue scelte tecniche. Nuove prospettive ci sono anche sul versante dell’ottimizzazione delle unità produttive della stalla che richiede un cambiamento di mentalità sul concetto di quota di rimonta. In questo ambito il Sata si propone a tutte le aziende agricole come un supporto per un’assistenza tecnica moderna.

(31/3/2004)

r.clemente

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